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Colestasi gravidica: un esame del sangue per accertarne i rischi

La rivista scientifica inglese The Lancet ha recentemente pubblicato un nuovo studio sulla colestasi intraepatica della gravidanza. La colestasi gravidica è una patologia epatica che può insorgere durante la gravidanza, soprattutto durante il terzo trimestre, ma può presentarsi in qualsiasi periodo della gestazione. Il sintomo principale si manifesta con un prurito fastidioso localizzato principalmente nelle zone dei palmi delle mani e delle piante dei piedi, ma può estendersi ad altre parti del corpo.

I risultati della ricerca hanno evidenziato che le donne con gravidanze singole soggette a colestasi intraepatica della gravidanza e con una concentrazione di acido biliare nel sangue di almeno 100 μmol/L hanno un rischio più elevato di partorire un bimbo senza vita.

 

I ricercatori auspicano che questa scoperta possa essere un valido aiuto per i medici nell’identificazione di quella bassa percentuale di donne che presentano un elevato rischio di colestasi gravidica, in modo tale da prevenire la morte intrauterina.

 

La dottoressa Caroline Ovadia, del King’s College di Londra, è la principale autrice dello studio.  La ricerca si è basata sulla valutazione di 109 studi, i risultati hanno messo in evidenza che la probabilità di partorire un bambino senza vita si è riscontrata in 45 casi su 4.936 donne affette da colestasi intraepatica della gravidanza (pari allo 0,83%) rispetto a 519 su 163.947 gravidanze di controllo (corrispondente allo 0,32%). Nelle gravidanze singole è emerso che la mortalità fetale è associabile alla concentrazione dell’acido biliare totale, ma non al valore dell’alanina aminotransferasi. Infatti, la mortalità fetale si è verificata in 3 casi su 2.310 di donne con colestasi intraepatica della gravidanza con con colestasi intraepatica della gravidanza con acidi biliari totali nel siero inferiori a 40 μmol/L, in 4 casi su 1.412 casi di donne con acidi biliari totali di 40-99 μmol/L e in 18 su 524 casi con valori di acidi biliari di 100 μmol/L o più. 

Gli autori hanno specificato che la maggior parte delle donne con colestasi intraepatica in gravidanza presenta concentrazioni di acidi biliari al di sotto di questo valore e per questa ragione è possibile che il rischio di morte fetale sia da paragonarsi a quello delle donne in gravidanza nella popolazione generale, confermando che è molto importante che i test di valutazione dell’acido biliare vengano eseguiti in maniera regolare, come da prescrizioni mediche, fino al momento del parto.

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