Influenza: rischiosa in gravidanza

Ormai il brutto tempo è passato, ma gli sbalzi di temperatura che si verificano nell’arco della giornata mettono a rischio la salute facendo ancora vittime di malattie da raffreddamento e dell’influenza.

Uno studio condotto in cinque diversi Stati americani, sotto la guida di Kim Newsome, dai ricercatori dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di Atlanta ha messo a confronto i dati emersi al momento del parto di 490 donne in stato di gravidanza che sono state colpite dal ceppo H1N1 di influenza-A con i dati di oltre 1.451 donne che non hanno contratto nessuna forma influenzale e che hanno partorito nello stesso anno e infine con i dati di 1.446 donne senza influenza che sono diventate mamme l’anno precedente.

È risultato che le donne in gravidanza che sono state colpite da una forte forma influenzale che le ha costrette ad un ricovero in terapia intensiva hanno avuto molte più probabilità di essere sottoposte a parti prematuri con la conseguente nascita di bambini sottopeso rispetto alle gestanti che hanno avuto un’influenza di lieve entità e a quelle che non ne sono state soggette.

Le donne ricoverate in terapia intensiva con infezioni gravi da H1N1 hanno avuto quasi quattro volte più probabilità di far nascere bambini prematuri e/o sottopeso rispetto alle altre future mamme facenti parte del campione. Inoltre, queste prime neomamme hanno avuto possibilità otto volte superiori alle altre di avere bimbi con punteggi Apgar bassi. Questo punteggio rispecchia i valori della valutazione del benessere generale del nascituro e viene calcolata subito dopo la nascita.

L’autore principale dello studio, Kim Newsome, ha specificato che anche questa ricerca ha avvallato i risultati dei precedenti lavori che hanno evidenziato l’aumento dei rischi sulla salute per i bambini nati da donne che durante la gravidanza sono state gravemente malate di influenza. I casi di grave influenza sono rari, ma è bene trattare la malattia precocemente per evitare che prenda forme gravi e pericolose.

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Come difendersi dalle zanzare in gravidanza

Ci stiamo avvicinando all’estate e con il sole e il caldo purtroppo tornano anche le zanzare, che ormai sono presenti in tutte le ore della giornata. Oggi sul mercato ci sono molti repellenti che aiutano a tenerle lontane e ad evitare che ci pungano, ma bisogna stare molto attenti a quali usare, soprattutto se si è in dolce attesa, per essere completamente sicure che non abbiano effetti negativi.

Anche le donne in gravidanza e in allattamento e i bambini con età superiore ai due mesi, come afferma il Cdc – Centro americano per il controllo delle malattie, possono far uso di antizanzare seguendo scrupolosamente alcune indicazioni. Gli esperti del Centro confermano che i repellenti contro le zanzare presenti sul mercato possono essere considerati sicuri per chi li utilizza ed efficaci contro gli insetti, ma vanno usati attenendosi alle istruzioni. I repellenti che contengono olio di Eucalyptus citriodora o paramantandiolo devono essere adoperati solo dai bambini di età superiore ai tre anni.

Gli studiosi hanno specificato che se si sta facendo uso di creme solari, è importante applicare il repellente antizanzare dopo aver spalmato la crema. Il metodo migliore di utilizzo dei repellenti spray, specialmente sui bambini, è di spruzzarlo sulle mani dell’adulto e poi passarlo sul corpo evitando accuratamente di toccare occhi, naso, bocca e anche le mani del piccolo. Meglio evitare di spruzzarlo direttamente sul bambino. I repellenti vanno usati solamente quando necessario e quando non si è più in presenza degli insetti è meglio toglierli dalla pelle lavandosi accuratamente.

Vanno applicati solo sulla pelle esposta che non abbia ferite o irritazioni e non sotto ai vestiti. Dopo l’applicazione lavare bene le mani per evitare di ingerire il prodotto.

Il suggerimento degli esperti sui prodotti da acquistare ricade solamente su quelli contenenti principi attivi registrati perché non si è a conoscenza dell’efficacia di quelli non registrati, anche se si tratta di prodotti naturali. Infatti i prodotti naturali non sono stati sottoposti a studi, quindi, anche se non dovrebbero esserci rischi, questi non sono stati esclusi scientificamente. Inoltre sono solitamente meno efficaci, quindi si è meno protette dalle punture delle zanzare.

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Pessario cervicale, un aiuto contro il parto pretermine

Uno studio italiano, coordinato dal professor Gabriele Saccone dell’Università Federico II di Napoli, ha evidenziato che le donne in gravidanza a rischio di parto spontaneo pretermine, a causa della cervice accorciata, con l’utilizzo del pessario cervicale potrebbero abbassare notevolmente il pericolo di una nascita prematura rispetto alle altre future mamme coetanee che vengono sottoposte alle cure standard. I risultati di questo trial clinico sono stati pubblicati sulla rivista JAMA (Journal of the American Medical Association).

Il pessario cervicale è un dispositivo medico a forma di anello, è di silicone o di altri materiali plastici e viene posizionato dove a livello del collo dell’utero con la funzione di aiutare a mantenerlo chiuso evitandone la dilatazione prima del tempo con la conseguenza di un parto prematuro.

I ricercatori, sotto la guida de professor Saccone, hanno selezionato un campione di 300 donne con gravidanza singola e asintomatica, che in precedenza non avevano avuto parti spontanei pretermine e con la misura della lunghezza della cervice uterina pari o inferiore a 25 millimetri. Le future mamme erano tra la diciottesima e la ventitreesima settimana di gestazione. Con una scelta del tutto casuale, al 50% del campione è stato inserito il pessario cervicale, poi rimosso alla trentasettesima settimana di gestazione o prima se necessario. Alle donne con una lunghezza cervicale pari o inferiore a 20 millimetri è stato somministrato del progesterone fino alla trentaseiesima settimana di gravidanza e a tutte loro è stato detto di proseguire l’attività quotidiana come di consuetudine, senza diminuirla o mettersi a riposo.

Dall’analisi dei casi è risultato che il numero di parti spontanei prematuri, quindi avvenuti prima della trentaquattresima settimana di gestazione, è

stato di molto inferiore fra le donne a cui era stato inserito il pessario cervicale rispetto alle altre. La percentuale del primo gruppo, col pessario cervicale, che ha partorito pretermine è stata del 7,3% contro il 15,3% dell’altra metà. È comunque da evidenziare che il primo gruppo ha dichiarato un aumento del numero di perdite vaginali o, se già presenti in precedenza, un aumento della loro entità dell’87% rispetto al 46% del secondo gruppo, quello senza pessario.  

Il professor Saccone ha spiegato che la nascita prematura è una delle cause principali della mortalità perinatale. Il pessario cervicale è uno strumento utile per prevenire i parti pretermine ed è di semplice utilizzo e non invasivo. Per il ricercatore, le sperimentazioni in merito dovrebbero continuare focalizzandosi sulle donne a rischio di parto pretermine, fra cui le asintomatiche, quelle con travaglio anticipato arrestato, con rottura prematura delle membrane e con gravidanze gemellari.

Sul tema, Robert Silver e Ware Branch, dell’Università dello Utah Health Sciences Center, di Salt Lake City, hanno comunque precisato l’importanza di essere molto prudenti prima di spingere verso l’adozione di massa del pessario cervicale.

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Sostanze inquinanti di uso comune dannose per il feto

I ricercatori dell’Institute for Advanced Biosciences, INSER Research Center di Grenoble, hanno condotto uno studio in sei Paesi europei analizzando i dati appartenenti a 1.033 coppie madre e figlio con l’obiettivo di dare una valutazione sulla funzionalità polmonare dei bambini in seguito all’esposizione a inquinanti chimici comuni: 85 esposizioni avvenute prima della nascita durante la gravidanza e 125 esposizioni nella prima infanzia.

La maggior parte delle esposizioni facevano riferimento a sostanze chimiche, ma sono stati esaminati anche elementi inerenti allo stile di vita degli individui del campione, come ad esempio il fumo, l’ambiente domestico, le condizioni degli ambienti interni ed esterni e della zona in cui i bambini vivevano.

I risultati della ricerca hanno dimostrato che essere esposti ad alcune sostanze chimiche inquinanti anche nel periodo di gestazione può causare la riduzione irreversibile della funzionalità polmonare.

Si è evidenziato il legame fra l’esposizione a determinate sostanze inquinanti nei primi anni di vita del bambino e ai problemi respiratori che si manifestano durante l’infanzia.

Il team che ha condotto lo studio ha specificato su The Lancet Planetary Health che il maggior numero di ricerche in questo ambito è rivolto alle sostanze chimiche e alle tossine prese singolarmente e non valuta l’intera gamma di sostanze a cui si trova esposto un bambino.Valerie Siroux, la principale autrice della ricerca, ha affermato che lo studio ha evidenziato la facilità dell’esposizione a quelle sostanze chimiche,

All’età di 6 e di 12 anni, tutti i bambini del campione hanno eseguito il test della funzionalità polmonare. L’essere stati esposti nel periodo di gestazione alle sostanze polifluoroalchiliche e perfluoroalchiliche è stata associata ad una riduzione della funzionalità renale. Queste sostanze si trovano comunemente nelle confezioni degli alimenti, nelle pentole antiaderenti, nei tessuti antimacchia e in tanti prodotti che solitamente si usano in casa. Le sostanze in causa vengono assorbite dal feto attraverso gli alimenti che ingerisce la madre o attraverso la placenta.

Valerie Siroux ha commentato che la maggior parte di queste sostanze chimiche sono difficili da evitare. A seguito di ulteriori conferme, l’unico modo di agire sarebbe attraverso misure preventive con normative più rigide verso le sostanze chimiche identificate, con una maggiore informazione verso il pubblico tramite etichette chiare ed evidenti sui beni di consumo comuni che le contengono.

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I sintomi e le voglie della gravidanza

Durante la gravidanza il corpo della donna subisce importanti cambiamenti. In questi mesi possono comparire diversi sintomi che causano malesseri che a volte impediscono di svolgere le abituali attività quotidiane. I sintomi non colpiscono tutte le donne e si possono manifestare con entità diversa, in alcuni casi molto lieve e in altri particolarmente problematica.

Spesso il primo sintomo che compare in gravidanza è la nausea. Si manifesta all’inizio della gestazione, da due a otto settimane dopo il concepimento, e solitamente scompare al termine del primo trimestre. Si presenta soprattutto al mattino e può essere seguita da vomito. È un sintomo totalmente soggettivo nel modo di manifestarsi, infatti viene percepito da alcune future mamme in maniera lieve, come un disturbo sopportabile e di breve durata, invece per altre è un vero e proprio dolore che persiste in qualsiasi ora della giornata e prosegue oltre il primo trimestre.  

Quasi sempre con la nausea compare un altro sintomo: l’ipersensibilità verso certi odori particolarmente intensi. Quando vengono percepiti generano immediatamente un forte disturbo. La percezione è assolutamente soggettiva per ogni gestante. Non esiste una cura, l’unico modo è quello di evitare di avvicinarsi a ciò che produce quegli odori. I primi cambiamenti ormonali, oltre ad alterare l’olfatto, modificano anche il gusto, rendendo sgradevoli cibi sempre apprezzati e viceversa.  Durante la gravidanza, la prima parte del corpo che subisce mutamenti è il seno. Già dalla terza settimana dal concepimento è possibile notarne la crescita a causa dall’aumento del progesterone. Fra i sintomi più diffusi c’è la tensione del seno, che è provocata dal veloce ingrossamento della mammella.

Per alleviare il fastidio si consiglia di indossare reggiseni che non costringano il seno, ma siano morbidi, traspiranti e in tessuti naturali. È importante cambiare taglia seguendone la crescita.  

Durante la gestazione il metabolismo rallenta per consentire l’aumento delle riserve di energie necessarie allo sviluppo del feto, per questa ragione un sintomo che colpisce nelle prime settimane di gravidanza è l’eccessiva stanchezza.

Con la crescita,il feto esercita una pressione sulla vescica e questo causa il bisogno di urinare di frequente, un sintomo che si avverte solitamente dopo le prime settimane di gestazione, ma che può comparire verso l’ottava settimana perché l’aumento della massa di sangue che si forma nel corpo affluisce maggiormente nei reni.

Un altro sintomo molto conosciuto e sicuramente meno fastidioso consiste nella comparsa delle voglie. In qualsiasi momento del giorno e spesso anche della notte possono sopraggiungere forti desideri di un cibo particolare, magari di alimenti che non si gradivano prima della gravidanza. Le voglie si possono tranquillamente assecondare a patto che riguardino alimenti sani, quindi niente dolci o cibi ipercalorici.

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Da oggi BioRep è un laboratorio SMeL accreditato dalla Regione Lombardia per le analisi di Genetica Molecolare.

Dopo essere stati i primi a portare in Italia il test prenatale non invasivo (#NIPT) basato su sequenziamento massivo parallelo (NGS) interamente certificato per la diagnostica in vitro (CE-IVD), BioRep ottiene un altro importante risultato: l’accreditamento #SMeL – Servizi di Medicina di Laboratorio – per la Genetica Molecolare con iscrizione numero 1417 del 27.03.2019 al Registro Regionale delle Strutture Accreditate.

L’accreditamento viene rilasciato a seguito di un iter selettivo che ha lo scopo di verificare e garantire un’elevata specializzazione e un alto grado di competenza nell’ambito della diagnostica molecolare.

#BioRep, come ente accreditato, può quindi offrire prestazioni di genetica in service a strutture sia pubbliche sia private confermandosi punto di riferimento per i servizi di laboratorio.

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Eco in 3D e 4D: un’emozione infinita

Grazie alle evoluzioni tecnologiche, sono disponibili apparecchi ecografici che, attraverso una sonda tridimensionale, sono in grado di mostrare in ambito ostetrico l’immagine in tre dimensioni del bambino nel grembo materno. Questa tipologia di ecografia viene definita 4D quando all’eco 3D viene aggiunto anche il movimento del feto in tempo reale.

Tale ecografia viene richiesto molto spesso dalle future mamme più che per una valenza medica per un valore emotivo e psicologico. Soprattutto verso la fine della gravidanza, quando i tratti somatici sono meglio definiti, è un’emozione infinita per i futuri genitori vedere il viso del proprio bambino, poter iniziare a dargli un’identità più reale attraverso i suoi lineamenti. Vedere il bambino in 3D mentre si muove nel grembo materno, gira la testa, si mette il dito in bocca dà la consapevolezza del miracolo della vita che si sta formando come in nessun altro momento durante la gravidanza. È un’emozione che genera una maggiore consapevolezza di diventare genitori.  

Le immagini che scansionate sono molto reali e, come dimostrato da diversi studi, rafforzano il legame fra madre e figlio e inoltre creano un rapporto più concreto e consapevole con il papà.

Passando alla valutazione dell’ecografia in 3D dal punto di vista medico, con questo strumento si possono osservare più dettagliatamente alcune patologie che sono state rilevate dall’ecografia classica 2D. Per quanto riguarda il bambino è possibile verificare, ad esempio, le anomalie degli arti e della colonna vertebrale. Inoltre questo strumento consente di dare importanti valutazioni ginecologiche in maniera non invasiva, come le malformazioni della cavità dell’utero, la sindrome dell’ovaio, la valutazione della riserva ovarica  nell’ovaio policistico.

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Alimentazione vegana: non in gravidanza

Seguire una dieta vegana significa adottare un regime alimentare basato su tutti i prodotti della terra: frutta, verdura e cereali. Si escludono i cibi di origine animale, quindi carne e pesce, e i loro derivati, come latte, uova e miele. La dieta vegana si fonda su aspetti etici basati sul rispetto degli animali, per questo, oltre a non nutrirsi con le loro carni e i loro prodotti, i vegani non utilizzano materiali di origine animali.

Sia il Ministero della Salute sia l’ADA (American Dietetic Association), una delle più importanti associazioni di nutrizionisti del mondo, hanno affermato che la dieta vegana è adeguata dal punto di vista nutrizionale se praticata correttamente in modo da offrire tutte le sostanze di cui l’organismo umano necessita.

Quindi praticare un credo e un’alimentazione vegana corretta va bene da adulti, ma bisogna stare molto attenti in gravidanza. Infatti, gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e del Meyer di Firenze hanno messo in luce come si siano moltiplicati i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza nelle future mamme che seguono una dieta vegana. Attraverso uno screeneng neonatale esteso, i medici dei due centri hanno rilevato che una delle ragioni di questa mancanza consiste nel seguire regimi alimentari scorretti da parte delle gestanti, col rischio di causare nel neonato danni neurologici permanenti. Nei mesi di gravidanza è importante che le donne consumino latte, uova alimenti ricchi di vitamina B12 oltre a frutta, verdura e cereali per non far correre pericoli ai loro piccoli.

Le future madri che presentano carenza di vitamina B12 nella loro dieta alimentare devono assumerla attraverso gli integratori durante la gravidanza e proseguire anche nel periodo di allattamento.Anche la Società italiana di pediatria (Sipps) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) sostengono e ricordano che una corretta alimentazione è fondamentale prima e dopo la nascita.

A queste due associazioni si è unita la Società italiana di medicina perinatale nell’approfondimento del problema dell’adeguatezza della dieta vegana per la crescita e lo sviluppo neurocognitivo dei bambini. Il professor Andrea Vania, docente di Nutrizione pediatrica all’Università La Sapienza di Roma, ha affermato che per un corretto sviluppo del bambino le diete vegetariane e vegane non sono adeguate, soprattutto per l’ambito neurologico, psicologico e motorio.

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L’allattamento al seno per più di 6 mesi fa bene al fegato e alla perdita di peso della mamma.

Allattare al seno porta molti benefici sia alla madre che al bambino. Recentemente due studi americani hanno evidenziato come l’allattamento al seno per più di sei mesi faccia bene al fegato e aiuti la perdita di peso della madre.

All’Università di San Diego, in California, il dottor Veeral Ajmera, con un gruppo di ricercatori, ha guidato uno studio che ha approfondito il rapporto esistente fra l’allattamento al seno e la steatosi epatica non alcolica. Questo tipo di steatosi è generalmente collegata alle scorrette abitudini alimentari e alla conseguente obesità. I risultati dello studio, pubblicati su Journal of Hepatology, hanno portato ad affermare che le mamme che allattano al seno per almeno sei mesi possono avere meno grassi nel fegato e anche meno rischi di malattie epatiche.

Lo studio è durato 25 anni ed è stato condotto su 844 mamme arruolate al momento del parto. Del campione il 32% ha allattato al seno fino ad un mese, il 25% lo ha fatto da uno a sei mesi e il 43% ha proseguito l’allattamento oltre i sei mesi. Al termine dello studio, la media dell’età delle donne era di 49 anni. Circa il 6%, corrispondente a 54 madri, aveva  sviluppato la steatosi epatica non alcolica. Le donne che avevano allattato per almeno sei mesi avevano il 52% di probabilità in meno di essere soggette a malattie epatiche rispetto alle madri che avevano smesso l’allattamento al primo.Veeral Ajmera ha affermanto che questa analisi si unisce alle altre che dimostrano quanto l’allattamento al seno sia in grado di offrire benefici importanti per la salute della madre. Lo studio non spiega le motivazioni, il perché questo avvenga, ma gli autori hanno evidenziato che le donne che allattano al seno per molti mesi solitamente conducono uno stile di vita sano e ciò potrebbe essere una spiegazione.

Anche un altro recente studio americano, svolto presso l’Università di Pittsburg, ha dimostrato nuovi benefici dell’allattamento al seno. Allattare può contribuire a far perdere peso alle madri e se l’allattamento è durato per più di sei mesi, potrebbe avere effetti sulla perdita del peso anche fino a 10 anni dal parto.

I risultati dello studio condotto dalla dottoressa Janet Catov, docente di ginecologia e ostetricia, sono stati pubblicati su The Journal of Women’s Health. 678 neomamme sono state seguite dalla gestazione fino al compimento dell’undicesimo anno di età dei loro figli. A tutte loro è stato controllato il peso durante la gravidanza e l’allattamento. È emerso che le donne che hanno allattato al seno per più di sei mesi hanno un girovita mediamente più piccolo di circa 4 centimetri, una taglia in meno rispetto alle mamme che hanno allattato i loro figli per meno tempo. Questo a parità di altri fattori come il peso in gravidanza.

La dottoressa Catov ha dichiarato che dallo studio sono emersi benefici a breve e a lungo termine per le mamme sia per la salute che per la soddisfazione del proprio corpo e sono stati rimarcati i già noti vantaggi che riceve il piccolo con l’allattamento.

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Massaggio: portatore di benefici in gravidanza

Il massaggio è stato uno dei primi sistemi di cura utilizzati dall’uomo. Anche oggi quando ci si fa male istintivamente si tende a massaggiare la parte lesa. Il corpo durante il massaggio si scalda, si rilassa e si decontrae in maniera del tutto naturale portando benefici fisici e psicologici. Nel corso del tempo le tecniche di massaggio si sono evolute, perfezionandosi e diversificandosi in base alle varie esigenze e ai risultati che si desidera ottenere. La tipologia di massaggio è influenzata anche dalla cultura dell’area geografica in cui viene praticato, ma per quanto diversi possano essere i diversi tipi sono accomunati dai numerosi benefici che offrono a chi li riceve.

Il massaggio è considerato da sempre un prezioso alleato di bellezza perché migliora la circolazione e purifica la pelle rendendola più luminosa eliminando le cellule morte. In molti decidono di regalarsi un massaggio a scadenze regolari perché in questo modo riescono a rilassarsi completamente e a distendere i nervi in modo da eliminare tutte le tensioni che la frenesia quotidiana porta ad accumulare. Infatti il massaggio, agendo sulle parti contratte, riduce le tensioni muscolari donando immediati effetti benefici come l’eliminazione dello stress fisico e mentale.Sottoporsi a dei massaggi durante il periodo di gravidanza, non solo aiuta la futura mamma a rilassarsi, ma è una vera e propria terapia capace di migliorare anche il tono dell’umore e di dare benefici che si protrarranno nel tempo anche dopo il parto.

Uno studio americano, pubblicato su Infant Behavior & Development e condotto su un campione di 200 donne in attesa affette da depressione, ha portato proprio a questi risultati.

Le gestanti avevano un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, con una media di 26 anni di età, ed erano tra la 16° e la 20° settimana di gestazione. Le donne sono state divise in due gruppi: il primo è stato sottoposto a due sedute di massaggi alla settimana per 12 settimane e il secondo al trattamento normale. Mesi dopo il parto, alle 200 donne è stato dato un questionario da compilare; le risposte hanno evidenziato che i massaggi sono serviti durante la gravidanza a diminuire notevolmente il livello di ansia e nel periodo dopo il parto a ridurre la depressione e il livello di cortisolo.

Il gruppo di donne che è stato sottoposto a massaggio ha avuto minori probabilità sia di parto prima del termine della gestazione sia di avere dei neonati a basso peso. Altro dato interessante è che i benefici sono passati anche ai nascituri: anche loro hanno avuto valori più bassi di cortisolo e risultati migliori in alcuni test di valutazione dello sviluppo neuropsicomotorio.

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