Eco in 3D e 4D: un’emozione infinita

Grazie alle evoluzioni tecnologiche, sono disponibili apparecchi ecografici che, attraverso una sonda tridimensionale, sono in grado di mostrare in ambito ostetrico l’immagine in tre dimensioni del bambino nel grembo materno. Questa tipologia di ecografia viene definita 4D quando all’eco 3D viene aggiunto anche il movimento del feto in tempo reale.

Tale ecografia viene richiesto molto spesso dalle future mamme più che per una valenza medica per un valore emotivo e psicologico. Soprattutto verso la fine della gravidanza, quando i tratti somatici sono meglio definiti, è un’emozione infinita per i futuri genitori vedere il viso del proprio bambino, poter iniziare a dargli un’identità più reale attraverso i suoi lineamenti. Vedere il bambino in 3D mentre si muove nel grembo materno, gira la testa, si mette il dito in bocca dà la consapevolezza del miracolo della vita che si sta formando come in nessun altro momento durante la gravidanza. È un’emozione che genera una maggiore consapevolezza di diventare genitori.  

Le immagini che scansionate sono molto reali e, come dimostrato da diversi studi, rafforzano il legame fra madre e figlio e inoltre creano un rapporto più concreto e consapevole con il papà.

Passando alla valutazione dell’ecografia in 3D dal punto di vista medico, con questo strumento si possono osservare più dettagliatamente alcune patologie che sono state rilevate dall’ecografia classica 2D. Per quanto riguarda il bambino è possibile verificare, ad esempio, le anomalie degli arti e della colonna vertebrale. Inoltre questo strumento consente di dare importanti valutazioni ginecologiche in maniera non invasiva, come le malformazioni della cavità dell’utero, la sindrome dell’ovaio, la valutazione della riserva ovarica  nell’ovaio policistico.

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Dopo il primo figlio, quando le altre gravidanze?

Molte donne a pochi mesi dal parto del primo figlio iniziano a chiedersi quando sia giusto pensare ad una seconda gravidanza. È sufficiente far passare dei mesi o è meglio aspettare qualche anno? Spesso gli elementi che spingono i neogenitori a programmare presto le seguenti gravidanze sono l’età della madre, che in molti casi supera i 35 anni, e il voler far crescere i bambini insieme, quindi con età vicine.

I risultati di uno studio condotto dalla University of British Columbia hanno dimostrato che un breve intervallo fra gravidanze può esporre mamme e bambini a maggiori rischi di andare incontro a situazioni problematiche. La dottoressa Laura Schummers, principale autrice dello studio, ha affermato che per una donna avere una nuova gravidanza entro 12 mesi dal parto precedente comporta dei rischi e questo indipendentemente dall’età della gestante.

La dottoressa Schummers e i suoi colleghi, per analizzare più approfonditamente l’impatto degli intervalli tra le gravidanze, hanno fatto riferimento al British Columbia Perinatal Data Registry, un database che contiene un riassunto di tutte le informazioni raccoglibili dalle cartelle cliniche di madri e bambini. I dati analizzati facevano riferimento a 148.544 gravidanze avvenute in un periodo di 10 anni.

L’elaborazione dei dati ha mostrato come ad un intervallo tra le gravidanze superiore ai 18 mesi corrisponda un minor numero di problematiche come necessità di trasfusioni di sangue, ricorso alla respirazione assistita, insufficienza d’organo e permanenza in terapia intensiva sia per la madre che per il bambino. Invece nelle gravidanze con un intervallo di una lunghezza compresa fra i 6 e i 18 mesi ci siano maggiori problemi sia per la madre che per il nascituro.

La dottoressa Leena Nathan, della University of California di Los Angeles e direttrice medica di UCLA Community OBGYN Practices,

ha osservato che molte delle sue pazienti diventano madri per la prima volta dopo i 35 anni di età e per questa ragione fra una gravidanza e l’altra fanno passare pochi mesi: la preoccupazione di non essere più fertili e di avere problemi nel concepire un altro bambino fa accelerare i tempi. I ginecologi durante la visita post-parto affrontano questo argomento per fornire ai neogenitori tutte le informazioni necessarie per affrontare al meglio un’altra gravidanza. Ancora più nel dettaglio viene affrontato l’argomento con le mamme che hanno superato i 40 anni, a loro vengono forniti consigli e scrupolose informazioni sui tassi di fertilità e sulla crescita delle percentuali di possibilità di mutazioni genetiche rapportate all’età materna.

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Troppo zucchero in gravidanza, possibile allergia e asma allergico nel bambino

I risultati di uno studio pubblicato sull’European Respiratory Journal evidenziano che se la futura mamma abbonda con gli zuccheri durante i nove mesi di gravidanza, il rischio che il figlio soffra di allergia e di asma allergico aumenta.

La dottoressa Annabelle Bédard, della Queen Mary University di Londra, è la principale autrice dello studio e ha spiegato che in passato ci sono state delle ricerche che hanno analizzato nei bambini l’associazione tra un alto consumo di bevande contenenti zucchero e l’asma. Per questa ragione Bédard e il suo team hanno deciso di analizzare l’associazione tra zuccheri consumati in gravidanza dalla madre e le allergie nei loro bambini. Per la ricerca, gli studiosi hanno fatto riferimento ai dati dell’Avon Longitudinal Study of Parents and Children (ALSPAC), uno studio che ha reclutato donne incinte negli anni ’90 e ne continua a seguire costantemente i figli. Dai risultati si evincono importanti associazioni positive fra l’assunzione di zuccheri in gravidanza, allergia e asma allergico, mentre invece la relazione con l’asma in generale è molto debole.

Prendendo dal campione di donne in attesa il 20% che ha consumato più zucchero e confrontandolo con il 20% che ne ha assunto la quantità più bassa, emerge un aumento del rischio di allergia nei loro figli che raggiunge il 38% e un aumento del rischio di asma allergico che arriva addirittura al 100%. Non è risultata nessuna correlazione fra assunzione di zuccheri, febbre da fieno ed eczema.

A seguito dei risultati ottenuti, i ricercatori hanno dato una possibile spiegazione basata sul fatto che l’assunzione di troppo zucchero da parte delle future mamme provocherebbe nel bambino dopo la nascita una continua risposta immunitaria allergica con conseguente infiammazione nei polmoni in via di sviluppo. I ricercatori hanno precisato che questo studio è la base di partenza per affermare che il consumo eccessivo di zucchero da parte delle donne in gravidanza sia la causa di allergia e asma allergica nei loro figli e che è necessario proseguire con le indagini in tal senso. Comunque è sempre utile raccomandare alle donne in gravidanza di seguire gli attuali orientamenti e di evitare un eccessivo consumo di zucchero, soprattutto in gravidanza.

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Gravidanza: attenzione alle infezioni

Le infezioni durante la gravidanza sono abbastanza comuni e se non curate correttamente possono causare problemi gravi. Per quanto riguarda le infezioni da streptococco, dal 5 al 20% delle future mamme risulta essere portatrice del batterio a livello vaginale e spesso in maniera asintomatica. Il rischio di contaminare il bambino durante il parto è molto alto e ciò comporterebbe importanti problemi respiratori e celebrali. Per queste ragioni è necessario che con l’avvicinarsi della data del parto, fra le 35° e la 37° settimana, la gestante si sottoponga a dei tamponi vaginali per verificare se è presente l’infezione.

La toxoplasmosi è un’infezione pericolosa, causata da un protozoo, il toxoplasma gondii, un parassita intracellulare che si può trovare nei gatti. Il parassita si sviluppa nelle feci dei gatti. Le future mamme che dall’esame sono risultate non immuni alla toxoplasmosi devono innanzitutto cuocere bene la carne e non mangiare insaccati crudi;

quando toccano la carne cruda non devono portare le mani agli occhi e alla bocca; quindi dopo aver toccato la carne cruda e anche le verdure sporche di terra è necessario che lavino molto bene le mani;

bisogna lavare con cura anche le superfici della cucina, le stoviglie e le posate che sono state a contatto con la carne cruda; la frutta e la verdura vanno lavate attentamente prima di mangiarle; bisogna evitare di entrare in contatto con tutto ciò che potrebbe essere stato contaminato dalle feci dei gatti, come ad esempio la lettiera o se è necessario farlo bisogna usare i guanti; la lettiera dei gatti va disinfettata accuratamente; anche nelle attività di giardinaggio o quando bisogna toccare la terra è importante avere i guanti.

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L’agopuntura contro la depressione in gravidanza

Capita spesso che le donne soffrano di depressione in gravidanza, un valido aiuto per risolvere questo problema è un particolare tipo di agopuntura. Un gruppo di studiosi americani ha documentato attraverso una ricerca che ricorrere a speciali tecniche di agopuntura per alcuni mesi durante la gravidanza può portare molti benefici alle donne in dolce attesa che soffrono di depressione, di gravi sbalzi dell’umore per tutto o per parte del periodo della gestazione.

La ricerca è stata svolta su un campione di 150 donne in gravidanza affette da depressione, di queste 52 sono state sottoposte a delle sedute di agopuntura specifica per la depressione in gravidanza, 49 a delle sedute di agopuntura tradizionale e le altre 49 a dei massaggi. Dopo otto settimane gli studiosi hanno osservato che il 63% delle donne che sono state sottoposte ai trattamenti di agopuntura mirati alla cura della depressione in gravidanza, hanno risposto positivamente ai trattamenti mentre di quelle che sono state sottoposte all’agopuntura tradizionale solo il 37,5% ha dato un feedback positivo.

Con la tecnica dell’agopuntura specifica si sono documentate maggiori riduzioni dei sintomi della malattia depressiva. La dottoressa Rachel Manber, coordinatrice dello studio, ha spiegato che è importante tenere presente che questa pratica, se eseguita correttamente da un professionista, ha effetti collaterali molto blandi e transitori e soprattutto può rappresentare un valido aiuto, senza dover di ricorrere a farmaci, contro la depressione in gravidanza che sempre di più colpisce le donne in questi anni.

L’agopuntura discende dall’antica medicina tradizionale cinese, fa parte delle discipline olistiche e oggi è molto diffusa. L’agopuntura mira a ristabilire uno stato di equilibrio e benessere sia fisico che mentale.

È fondamentale rivolgersi solo a professionisti qualificati. Durante la seduta, l’agopuntore inserisce alcuni aghi molto sottili nei punti del corpo che, nella medicina cinese, corrispondono all’asse dei meridiani, cioè in quei canali in cui, per la medicina cinese, scorre l’energia vitale. L’applicazione degli aghi è completamente indolore e con gli aghi monouso e osservando scrupolosamente le norme igieniche non vi è rischio di infezioni.

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Alimentazione vegana: non in gravidanza

Seguire una dieta vegana significa adottare un regime alimentare basato su tutti i prodotti della terra: frutta, verdura e cereali. Si escludono i cibi di origine animale, quindi carne e pesce, e i loro derivati, come latte, uova e miele. La dieta vegana si fonda su aspetti etici basati sul rispetto degli animali, per questo, oltre a non nutrirsi con le loro carni e i loro prodotti, i vegani non utilizzano materiali di origine animali.

Sia il Ministero della Salute sia l’ADA (American Dietetic Association), una delle più importanti associazioni di nutrizionisti del mondo, hanno affermato che la dieta vegana è adeguata dal punto di vista nutrizionale se praticata correttamente in modo da offrire tutte le sostanze di cui l’organismo umano necessita.

Quindi praticare un credo e un’alimentazione vegana corretta va bene da adulti, ma bisogna stare molto attenti in gravidanza. Infatti, gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e del Meyer di Firenze hanno messo in luce come si siano moltiplicati i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza nelle future mamme che seguono una dieta vegana. Attraverso uno screeneng neonatale esteso, i medici dei due centri hanno rilevato che una delle ragioni di questa mancanza consiste nel seguire regimi alimentari scorretti da parte delle gestanti, col rischio di causare nel neonato danni neurologici permanenti. Nei mesi di gravidanza è importante che le donne consumino latte, uova alimenti ricchi di vitamina B12 oltre a frutta, verdura e cereali per non far correre pericoli ai loro piccoli.

Le future madri che presentano carenza di vitamina B12 nella loro dieta alimentare devono assumerla attraverso gli integratori durante la gravidanza e proseguire anche nel periodo di allattamento.Anche la Società italiana di pediatria (Sipps) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) sostengono e ricordano che una corretta alimentazione è fondamentale prima e dopo la nascita.

A queste due associazioni si è unita la Società italiana di medicina perinatale nell’approfondimento del problema dell’adeguatezza della dieta vegana per la crescita e lo sviluppo neurocognitivo dei bambini. Il professor Andrea Vania, docente di Nutrizione pediatrica all’Università La Sapienza di Roma, ha affermato che per un corretto sviluppo del bambino le diete vegetariane e vegane non sono adeguate, soprattutto per l’ambito neurologico, psicologico e motorio.

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Massaggio: portatore di benefici in gravidanza

Il massaggio è stato uno dei primi sistemi di cura utilizzati dall’uomo. Anche oggi quando ci si fa male istintivamente si tende a massaggiare la parte lesa. Il corpo durante il massaggio si scalda, si rilassa e si decontrae in maniera del tutto naturale portando benefici fisici e psicologici. Nel corso del tempo le tecniche di massaggio si sono evolute, perfezionandosi e diversificandosi in base alle varie esigenze e ai risultati che si desidera ottenere. La tipologia di massaggio è influenzata anche dalla cultura dell’area geografica in cui viene praticato, ma per quanto diversi possano essere i diversi tipi sono accomunati dai numerosi benefici che offrono a chi li riceve.

Il massaggio è considerato da sempre un prezioso alleato di bellezza perché migliora la circolazione e purifica la pelle rendendola più luminosa eliminando le cellule morte. In molti decidono di regalarsi un massaggio a scadenze regolari perché in questo modo riescono a rilassarsi completamente e a distendere i nervi in modo da eliminare tutte le tensioni che la frenesia quotidiana porta ad accumulare. Infatti il massaggio, agendo sulle parti contratte, riduce le tensioni muscolari donando immediati effetti benefici come l’eliminazione dello stress fisico e mentale.Sottoporsi a dei massaggi durante il periodo di gravidanza, non solo aiuta la futura mamma a rilassarsi, ma è una vera e propria terapia capace di migliorare anche il tono dell’umore e di dare benefici che si protrarranno nel tempo anche dopo il parto.

Uno studio americano, pubblicato su Infant Behavior & Development e condotto su un campione di 200 donne in attesa affette da depressione, ha portato proprio a questi risultati.

Le gestanti avevano un’età compresa fra i 18 e i 30 anni, con una media di 26 anni di età, ed erano tra la 16° e la 20° settimana di gestazione. Le donne sono state divise in due gruppi: il primo è stato sottoposto a due sedute di massaggi alla settimana per 12 settimane e il secondo al trattamento normale. Mesi dopo il parto, alle 200 donne è stato dato un questionario da compilare; le risposte hanno evidenziato che i massaggi sono serviti durante la gravidanza a diminuire notevolmente il livello di ansia e nel periodo dopo il parto a ridurre la depressione e il livello di cortisolo.

Il gruppo di donne che è stato sottoposto a massaggio ha avuto minori probabilità sia di parto prima del termine della gestazione sia di avere dei neonati a basso peso. Altro dato interessante è che i benefici sono passati anche ai nascituri: anche loro hanno avuto valori più bassi di cortisolo e risultati migliori in alcuni test di valutazione dello sviluppo neuropsicomotorio.

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Ossitocina alta, più rischi di depressione post partum

Alla Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago negli Stati Uniti, si è svolto uno studio pilota su un campione composto da una selezione di 66 donne in gravidanza che godevano di buona salute e non erano depresse. È emersa l’ipotesi che l’ossitocina possa essere considerata in futuro un biomarcatore della depressione che colpisce molte neomamme dopo il parto. La concentrazione di ossitocina è stata misurata nel terzo trimestre di gravidanza e i sintomi depressivi sono stati verificati a sei settimane dalla data del parto.

L’ossitocina è un ormone che viene prodotto dall’ipotalamo e che svolge un’azione sull’utero e sul seno favorendo il travaglio e l’allattamento generando delle contrazioni attraverso delle cellule muscolari lisce che si trovano nella parete uterina e intorno ai capezzoli.

La dottoressa Suena Massey, professore associato di psichiatria e scienze comportamentali alla Northwestern e coautrice dell’articolo pubblicato su Archives of Women’s Mental Health, ha spiegato che questo studio non ha portato a dei risultati definitivi, ma ha aperto la strada giusta per arrivarci. Infatti, ha raccontato la professoressa Massay che ha svolto lo studio insieme ai suoi colleghi, il legame fra gli elevati livelli di ossitocina e i sintomi depressivi ha sorpreso addirittura anche ricercatori perché si aspettavano dellei concentrazioni più basse. Già ricerche precedenti avevano evidenziato che il recettore per l’ossitocina poteva essere modificato da una pregressa storia depressiva che lo avrebbe reso meno efficiente.

I risultati hanno dimostrato chiaramente che le neomamme che hanno sofferto di depressione prima della gravidanza e negli ultimi tre mesi di gestazione hanno avuto livelli di ossitocina alti e hanno sviluppato importanti sintomi depressivi dopo la nascita del figlio. I sintomi più frequenti sono stati: insonnia, ansia, dolori diffusi, cefalea, astenia, perdita di peso e senso di tristezza.

Gli autori della ricerca mettono in risalto un altro dato molto importante: l’ossitocina, oltre a quanto finora evidenziato, è in grado di regolare anche i comportamenti sociali, sessuali e materni creando delle interferenze nel modo in cui vengono percepiti lo stress e l’ansia.

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Monitoraggio della pressione in gravidanza anche a casa

Le future mamme in dolce attesa che soffrono di ipertensione possono con tranquillità e sicurezza monitorare la loro pressione sanguigna acasa propria, senza bisogno di recarsi in ospedale o nell’ambulatorio del medico.

In questo modo si riducono lo stress e i vari problemi causati dall’organizzazione dello spostamento. La conferma dell’efficacia di questa procedura deriva da un nuovo studio che è stato pubblicato su Ultrasound in Obstetrics & Gynecology. I ricercatori, per determinare la possibilità da parte di donne in gravidanza, di monitorare autonomamente a casa loro la pressione senza andare incontro a nuovi rischi, hanno selezionato delle donne in attesa a cui era stata diagnosticata l’ipertensione, ma nessun altro problema di salute.

A 108 è stato insegnato come misurare e monitorare correttamente la pressione sanguigna attraverso l’uso di uncomune monitor commerciale. A 29 di loro hanno consegnato un’app per smartphone che ha registrato le loro misurazioni e poi ha mandato i dati direttamente ad un computer dell’ospedale. Alle restanti 79 è stato chiesto solamente di prendere nota dei valori della pressione. A tutte loro sono state date istruzioni su quando sarebbe stato necessario recarsi in ospedale sulla base della lettura della misurazione della pressione o ai potenziali sintomi di pre-eclampsia.

Infine, sono state prese in considerazione altre 58 donne incinte come gruppo di controllo e per questo sottoposte al classico monitoraggio dal medico. Gli studiosi hanno seguito l’intero gruppo di gestanti per la durata di 5-9 settimane nel corso della gravidanza e, di conseguenza, hanno valutato alcuni esiti della gestazione, come ad esempio: la nascita pretermine, il parto con taglio cesareo, il ricovero del bambino in unità neonatale e incidenza di complicazioni collegate all’ipertensione.

I risultati hanno messo in evidenza che non c’era alcuna differenza nell’incidenza di esiti negativi riguardanti le madri, i feti o i neonati tra le donne che durante la gravidanza hanno monitorato la pressione del sangue a casa e quelle che l’hanno controllata in modo tradizionale dal medico e che il numero medio di visite a cui si sono sottoposte le donne è stato della metà nel gruppo di intervento.

La dottoressa Asma Khalil, del St. George’s University Hospitals NHS Foundation Trust di Londra e principale autrice di questo lavoro, ha dichiarato che ormai è il momento di fare uso delle moderne tecnologie per migliorare il modo in cui i medici si prendono cura delle donne in gravidanza. Inoltre ha specificato che il monitoraggio dell’ipertensione durante i mesi di gravidanza svolto nel domicilio delle pazienti è risultato molto popolare e potrebbe essere sicuro e portare anche ad una riduzione dei costi.

 L’equipe dei ricercatori ha precisato che è necessario proseguire con ulteriori e approfonditi studi per stabilire la sicurezza del metodo per le complicazioni rare della gravidanza e per le differenti modalità in cui deve essere attuato nei diversi ambiti sanitari.

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Gravidanza: vero o falso?

Le informazioni che circolano sul mondo delle donne in gravidanza sono molte, distorte e spesso creano confusione, per questo tre ginecologhe californiane hanno pubblicato una guida in cui hanno chiarito, su base scientifica e clinica in ostetricia, cosa è vero e cosa è falso.

È assolutamente FALSO che in gravidanza le future mamme devono mangiare per due. È sufficiente aggiungere un apporto calorico di 300 calorie nella propria dieta quotidiana per passare al feto tutto ciò di cui ha bisogno a livello nutrizionale. Infatti è FALSO pensare che un bambino più grande nella pancia della mamma sia più sano, potrebbe invece essere soggetto a diabete e/o a obesità. È VERO che l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata ed è meglio evitare alimenti conteneti zuccheri aggiunti, alcol e troppo ricchi di sale. È FALSO che la birra aiuta la neomamma ad avere più latte, come è VERO che il salmone fa molto bene sia alla futura mamma che al nascituro perché è ricco di omega-3.  Un grande FALSO consiste nell’evitare l’attività sessuale durante la gravidanza perché potrebbe nuocere al nascituro. Anzi, i ginecologi invitano la coppia a dare attenzione ai momenti di intimità per il benessere della donna e della coppia stessa.Per quanto riguarda il feto, è FALSO che il sesso del bambino si possa capire dalla posizione dell’utero, dalla forma della pancia della mamma o dalla linea che si forma sotto l’ombelico. È altrettanto FALSO il concetto che l’aver assunto la pillola contraccettiva sia causa di difetti congeniti o di infertilità nel nascituroVERO che la donna in gravidanza deve evitare sia il caldo eccessivo sia i bagni troppo caldi, come pure le saune e le vasche idromassaggio.

È FALSO il messaggio di non prendere l’aereo nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, poiché stare in una cabina pressurizzata non è rischioso per il bambino. Invece è VERO che spesso le compagnie aeree non accettano a bordo le donne al termine della gestazione perché il viaggio sarebbe a rischio di deviazione di rotta per atterraggio di emergenza in caso di anticipo del parto.

È FALSO il detto che non bisogna accarezzare gli animali in gravidanza perché potrebbe essere pericoloso, soprattutto i gatti. È VERO che bisogna stare molto attente a non toccare gli escrementi dei gatti per il non incorrere nella toxoplasmosi se non si è immuni. È FALSO che camminare velocizza il parto, ma è VERO che farlo durante la gravidanza è salutare. È FALSO pensare che quando si rompono le acque il parto arriverà subito dopo, la maggior parte delle donne inizia il travaglio nell’arco delle 24 ore successive, quindi hanno il tempo di prepararsi per il lieto evento e di raggiungere comodamente l’ospedale che hanno scelto per la nascita del loro bambino.

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