Voglie in gravidanza: cosa c’è da sapere tra leggenda e realtà?

La #gravidanza determina per la donna molti cambiamenti, alcuni dei quali si manifestano con comportamenti e abitudini del tutto nuovi, come le “voglie”. Ma si tratta di qualcosa di reale o una rappresentazione di nostri desideri? Le #voglie, pur non avendo fondamento scientifico, possono scatenare l’improvvisa necessità, a tutte le ore del giorno e della notte, di svariate tipologie di alimenti. Anche se fino a qualche anno fa si credeva che le voglie in gravidanza fossero solamente una leggenda, secondo alcuni studi pare che circa il 40% – 50% delle donne abbia provato questa sensazione almeno una volta durante la gravidanza.



Cosa sono le voglie?

Le “voglie” non sono un momento di follia! Sono semplicemente una manifestazione improvvisa del desiderio di cibo, spesso caratterizzato da abbinamenti culinari strampalati, assurdi e molto fantasiosi. Solitamente capita spesso nel primo trimestre, ma in realtà possono verificarsi durante tutti e 9 i mesi.

A cosa sono dovute le voglie?
Questa sicuramente è una domanda particolarmente complessa. Questo perché, non tanto dal punto di vista biochimico in sé, le “voglie” coinvolgono aspetti emotivi, psicologici e percettivi di difficile definizione e quantificazione. Secondo diverse teorie condivise, questi impulsi, che i medici chiamano con la parola inglese 𝒄𝒓𝒂𝒗𝒊𝒏𝒈, sono dovute principalmente a:

Fattori ormonali e fisiologici :
Durante la gravidanza il #metabolismo cambia in seguito alla stimolazione ormonale e quindi può aumentare il desiderio di certi alimenti! Tra l’altro gli estrogeni sembrano influenzare anche il gusto e l’olfatto e per tale motivo può capitare di desiderare fortemente alimenti che prima si detestavano.
Fattore psicologico :
la gestazione è un periodo molto delicato per la futura mamma che ha bisogno di coccole e tenerezze! Le “voglie” potrebbero rappresentare una ricerca di attenzione attraverso il desiderio di essere coccolata e viziata, anche dal punto di vista alimentare! La voglia permette di avere accesso ad un vero e proprio comfort food che fa sentire meglio e gratifica la neomamma.
Campanello di “allarme” :
si va alla ricerca di alimenti ad alto contenuto energetico perché il nostro corpo ci sta segnalando che aumenta il fabbisogno di calorie e non ne assumiamo abbastanza!

Esempi più assurdi
Fortunatamente molto di rado, possono presentarsi anche “voglie” totalmente assurde di prodotti non commestibili (come terra, ghiaccio, intonaco, etc.) o di abbinamenti alimentari improbabili anche nelle cucine fusion più avanguardiste che potremmo mai trovare: si tratta di un disturbo detto “pica” o “picacismo” che è poco conosciuto e che potrebbe avere origine in carenze nutrizionali o psicologiche.

Esistono dei cibi maggiormente richiesti?
Le gestanti sembrano più sensibili ai cibi dolci ed hanno una forte attrazione verso i cibi ipercalorici: si tratta di una delle vie di trasmissione del segnale dei neuroni dopaminergici (la dopamina è un neurotrasmettitore chiave nei comportamenti motivazionali). Spesso si riporta anche la volontà di assumere carboidrati amidacei, oppure si sente la necessità di Fast food, patatine fritte e cibi piccanti. Si accentua anche la necessità di mangiare dei cibi che di norma sono fortemente sconsigliati durante il periodo di dolce attesa, come prosciutto, salame o altri cibi crudi di origine animale.

Attenzione, i cibi ipercalorici possono avere ripercussioni sulla salute del nascituro
Fermo restando che per vivere una gravidanza serena il suggerimento rimane comunque di soddisfare le “voglie”, partendo dal principio che la donna incinta può togliersi qualche sfizio in più, è importante tenere presente che le “voglie” persistenti potrebbero avere alcune conseguenze sui figli e sulle mamme: influendo sul metabolismo, sullo sviluppo dei circuiti neurali che regolano l’assunzione di cibo, portando ad un aumento di peso, ansia e disturbi alimentari e sulla modulazione del  Microbiota Intestinale

Le voglie non soddisfatte mettono a rischio la pelle del tuo bambino?
Secondo alcune credenze popolari, se le “voglie” non vengono soddisfatte, possono portare la comparsa di macchie permanenti sulla pelle dei neonati. Puoi stare tranquilla, pur non conoscendo e comprendendo la causa di questo fenomeno, siamo sicuri che gli attacchi di gola non soddisfatti non diventeranno mai macchie sulla pelle del tuo bimbo e che non avranno la forma e il colore del cibo che desideravi in quel momento. Quelle che vengono definite “voglie” sul corpo del tuo bimbo non sono altro che possibili angiomi, anomalie più o meno estese dei vasi sanguigni, oppure un eccesso di melanina, in genere senza particolari conseguenze a parte, a volte, quelle estetiche.

Conclusioni?
Non sappiamo se gli studi effettuati abbiano evidenze scientifiche ma, se è assolutamente falso che le voglie non soddisfatte si trasformano in macchie sulla pelle del bimbo, è invece verissimo che le donne in gravidanza sperimentano spesso questo fenomeno. Ma non devi temere, non sarà per sempre! Questa tipologia di ansia alimentare è tipica solo durante la gravidanza e scomparirà nei periodi successivi al parto.

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Microbiota Intestinale e benessere femminile

In occasione della #WorldMicrobiomeDay è importante riportare come negli ultimi anni l’interesse nei confronti del microbiota sia aumentato esponenzialmente per il suo ruolo nei vari distretti del nostro corpo: dall’intestino, alla cute, all’apparato genitale femminile in relazione alla salute generale e della fertilità.

Il microbiota di ogni individuo è differente ed è influenzato da diversi fattori, come l’età, l’attività fisica, l’alimentazione, l’habitat, la derivazione geografica, i contatti con l’esterno, con le altre persone o con gli animali e l’uso di farmaci.

La ricerca di metodiche per definire nel dettaglio la composizione del microbiota intestinale è stimolata dall’aver scoperto la presenza di una correlazione tra la sua alterazione e un’aumentata incidenza di patologie dovute ad una disbiosi della flora vaginale e endometriale con conseguente impatto anche sulla fertilità e su una desiderata gravidanza.

Numerosi studi rivelano che diverse cause di sbilanciamento del microbiota vaginale sono causate da uno squilibrio del microbiota intestinale. È ormai noto che il microbiota intestinale ha effetti regolatori sui livelli di estrogeni circolanti nel circolo sanguigno femminile mediante microrganismi definiti estroboloma. Alcuni microorganismi presenti a livello intestinale, infatti, sono in grado di produrre enzimi chiamati Beta-glucuronidasi. Questi enzimi, rendendo gli estrogeni liberi dalle loro proteine di trasporto, li trasformano nella loro forma attiva.

Oltre alla regolazione degli estrogeni, quando la barriera intestinale risulta alterata, ci si espone al passaggio di microrganismi e/o altre sostanze nel circolo sanguigno fino a raggiungere l’apparato vaginale, alterando potenzialmente il microbiota “locale”. Gli stili di vita possono modulare il microbiota intestinale o vaginale avendo un impatto importante sulle fasi pre e post natali, incidendo sulla fertilità, sulla prosecuzione della gravidanza, su eventuali complicazioni ostetriche o durante l’allattamento ed il puerperio. Ovviamente bisogna preoccuparsi, basterà semplicemente rivolgersi al proprio medico curante in caso di dubbi.

Ad oggi, infatti, Il microbiota può essere monitorato e, a seconda delle necessità, modulato fino al raggiungimento di uno stato di eubiosi, ossia di equilibrio. Donne e neo-mamme possono essere sottoposte a uno screening che permetta di eseguire degli interventi mirati come ad esempio terapie batteriche, diete e modificazioni degli stili di vita che normalizzano il microbiota ripristinando una protezione batterica.

Una risposta definitiva ad oggi non esiste, ma, per fornire il miglior supporto alla donna, è fondamentale poter proseguire le ricerche volte al sostegno di questo importante “organo”, definito ormai così da numerosi scienziati.

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L’allattamento al seno per più di 6 mesi fa bene al fegato e alla perdita di peso della mamma.

Allattare al seno porta molti benefici sia alla madre che al bambino. Recentemente due studi americani hanno evidenziato come l’allattamento al seno per più di sei mesi faccia bene al fegato e aiuti la perdita di peso della madre.

All’Università di San Diego, in California, il dottor Veeral Ajmera, con un gruppo di ricercatori, ha guidato uno studio che ha approfondito il rapporto esistente fra l’allattamento al seno e la steatosi epatica non alcolica. Questo tipo di steatosi è generalmente collegata alle scorrette abitudini alimentari e alla conseguente obesità. I risultati dello studio, pubblicati su Journal of Hepatology, hanno portato ad affermare che le mamme che allattano al seno per almeno sei mesi possono avere meno grassi nel fegato e anche meno rischi di malattie epatiche.

Lo studio è durato 25 anni ed è stato condotto su 844 mamme arruolate al momento del parto. Del campione il 32% ha allattato al seno fino ad un mese, il 25% lo ha fatto da uno a sei mesi e il 43% ha proseguito l’allattamento oltre i sei mesi. Al termine dello studio, la media dell’età delle donne era di 49 anni. Circa il 6%, corrispondente a 54 madri, aveva  sviluppato la steatosi epatica non alcolica. Le donne che avevano allattato per almeno sei mesi avevano il 52% di probabilità in meno di essere soggette a malattie epatiche rispetto alle madri che avevano smesso l’allattamento al primo.Veeral Ajmera ha affermanto che questa analisi si unisce alle altre che dimostrano quanto l’allattamento al seno sia in grado di offrire benefici importanti per la salute della madre. Lo studio non spiega le motivazioni, il perché questo avvenga, ma gli autori hanno evidenziato che le donne che allattano al seno per molti mesi solitamente conducono uno stile di vita sano e ciò potrebbe essere una spiegazione.

Anche un altro recente studio americano, svolto presso l’Università di Pittsburg, ha dimostrato nuovi benefici dell’allattamento al seno. Allattare può contribuire a far perdere peso alle madri e se l’allattamento è durato per più di sei mesi, potrebbe avere effetti sulla perdita del peso anche fino a 10 anni dal parto.

I risultati dello studio condotto dalla dottoressa Janet Catov, docente di ginecologia e ostetricia, sono stati pubblicati su The Journal of Women’s Health. 678 neomamme sono state seguite dalla gestazione fino al compimento dell’undicesimo anno di età dei loro figli. A tutte loro è stato controllato il peso durante la gravidanza e l’allattamento. È emerso che le donne che hanno allattato al seno per più di sei mesi hanno un girovita mediamente più piccolo di circa 4 centimetri, una taglia in meno rispetto alle mamme che hanno allattato i loro figli per meno tempo. Questo a parità di altri fattori come il peso in gravidanza.

La dottoressa Catov ha dichiarato che dallo studio sono emersi benefici a breve e a lungo termine per le mamme sia per la salute che per la soddisfazione del proprio corpo e sono stati rimarcati i già noti vantaggi che riceve il piccolo con l’allattamento.

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Gravidanza: vero o falso?

Le informazioni che circolano sul mondo delle donne in gravidanza sono molte, distorte e spesso creano confusione, per questo tre ginecologhe californiane hanno pubblicato una guida in cui hanno chiarito, su base scientifica e clinica in ostetricia, cosa è vero e cosa è falso.

È assolutamente FALSO che in gravidanza le future mamme devono mangiare per due. È sufficiente aggiungere un apporto calorico di 300 calorie nella propria dieta quotidiana per passare al feto tutto ciò di cui ha bisogno a livello nutrizionale. Infatti è FALSO pensare che un bambino più grande nella pancia della mamma sia più sano, potrebbe invece essere soggetto a diabete e/o a obesità. È VERO che l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata ed è meglio evitare alimenti conteneti zuccheri aggiunti, alcol e troppo ricchi di sale. È FALSO che la birra aiuta la neomamma ad avere più latte, come è VERO che il salmone fa molto bene sia alla futura mamma che al nascituro perché è ricco di omega-3.  Un grande FALSO consiste nell’evitare l’attività sessuale durante la gravidanza perché potrebbe nuocere al nascituro. Anzi, i ginecologi invitano la coppia a dare attenzione ai momenti di intimità per il benessere della donna e della coppia stessa.Per quanto riguarda il feto, è FALSO che il sesso del bambino si possa capire dalla posizione dell’utero, dalla forma della pancia della mamma o dalla linea che si forma sotto l’ombelico. È altrettanto FALSO il concetto che l’aver assunto la pillola contraccettiva sia causa di difetti congeniti o di infertilità nel nascituroVERO che la donna in gravidanza deve evitare sia il caldo eccessivo sia i bagni troppo caldi, come pure le saune e le vasche idromassaggio.

È FALSO il messaggio di non prendere l’aereo nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, poiché stare in una cabina pressurizzata non è rischioso per il bambino. Invece è VERO che spesso le compagnie aeree non accettano a bordo le donne al termine della gestazione perché il viaggio sarebbe a rischio di deviazione di rotta per atterraggio di emergenza in caso di anticipo del parto.

È FALSO il detto che non bisogna accarezzare gli animali in gravidanza perché potrebbe essere pericoloso, soprattutto i gatti. È VERO che bisogna stare molto attente a non toccare gli escrementi dei gatti per il non incorrere nella toxoplasmosi se non si è immuni. È FALSO che camminare velocizza il parto, ma è VERO che farlo durante la gravidanza è salutare. È FALSO pensare che quando si rompono le acque il parto arriverà subito dopo, la maggior parte delle donne inizia il travaglio nell’arco delle 24 ore successive, quindi hanno il tempo di prepararsi per il lieto evento e di raggiungere comodamente l’ospedale che hanno scelto per la nascita del loro bambino.

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Come affrontare le feste in gravidanza

Il periodo delle feste per le future mamme è molto speciale, è da vivere pienamente, con gioia e serenità, circondate dall’affetto dei propri cari e da un pancione meraviglioso. Durante le festivitá si è portati a  svolgere molte attività piacevoli come lo shopping oppure vedersi con gli amici, ma non bisogna strafare.

Dedicarsi alla ricerca di regali speciali può essere molto divertente e camminare fa bene, ma senza esagerare e concedendosi delle pause di riposo per non affaticarsi troppo. Una futura mamma come prima cosa deve sempre salvaguardare la propria salute, quindi non deve raffreddarsi e avere gambe gonfie per un giro di shopping oppure mal di schiena per aver portato troppi pesi. Ricordatevi di tenere sempre con voi dell’acqua e uno snack salutare che vi dia una sana carica nel momento di calo di energia.

Cene e visite a parenti e amici devono essere degli ottimi momenti di distrazione e bisogna approfittarne perché quando arriverà il piccolo per un po’ spariranno. Ricordatevi però che in gravidanza ci si stanca più facilmente e una festa non deve diventare una tortura, quindi per non continuare a guardare l’orologio aspettando l’ora di tornare a casa per riposare, fatelo prima di uscire, un bel riposino pomeridiano e/o un buon massaggio vi aiuteranno ad affrontare la serata in piena forma.

È molto difficile rinunciare a tutti i piatti prelibati tipici delle feste, sia che facciano parte della tradizione familiare sia che siano piatti gourmet cucinati da bravi chef. L’importante è ricordarsi di mantenere un’alimentazione sana e bilanciata, se il pranzo è stato troppo sostanzioso, a cena si gusterà un leggero passato di verdura e viceversa.

Ci sono cibi e pietanze che si trovano spesso sulle tavole imbandite delle festività di fine anno che, per quanto golosi possano essere, devono assolutamente essere vietati in gravidanza, ad esempio evitare i salumi crudi, la carne cruda e poco cotta, le uova crude che si trovano nella maionese e nelle creme al mascarpone perché potrebbero mettere la mamma a rischio di salmonellosi. Niente spumante e altre bibite alcoliche, per brindare potrete assaporare degli ottimi cocktail analcolici, meglio ancora se preparati con frutta e/o verdura spremuta e senza zuccheri aggiunti.

Il dolce sarà invece una gentile concessione di questo periodo, ma un assaggio senza esagerare.

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Più probiotici e olio di pesce in gravidanza: meno eczema e allergie alle uova nei bambini

Le ricerche sono state condotte dal dottor Robert Boyle e dai suoi colleghi dell’Imperial College di Londra e pubblicate su PLoS Medicine.

Dai recenti studi è emerso che l’assunzione di probiotici da parte delle mamme nei mesi di gravidanza e poi nel periodo di allattamento abbassa al di sotto del 22% la possibilità che i loro figli sviluppino eczema rispetto alle donne incinte che in quei periodi non prendono integratori. Passando ai numeri, ogni 1.000 bimbi si sono registrati 44 casi di eczema. I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti da oltre 400 studi che nel loro complesso hanno esaminato un milione e mezzo di persone. Delle ricerche considerate, 28 erano trial clinici riguardanti l’uso di probiotici in gravidanza da parte di seimila donne. La maggior parte degli studi si sono focalizzati sul Lactobacillus, presente nello yogurt e in altri alimenti fermentati. Nessuna rilevanza invece l’assunzione in gravidanza di cibi allergenici come noci, latticini e uova in gravidanza sul rischio di eczema.

L’olio di pesce è un integratore risultato utile per una riduzione del rischio di allergie alle uova nei bambini. Boyle e i suoi colleghi hanno esaminato 19 studi sull’olio di pesce assunto in gravidanza su un campione totale di quindicimila donne. Dai dati è emerso che l’assunzione di integratori a base di olio di pesce, contenenti acidi grassi omega-3 durante tutta la seconda metà della gravidanza e per i primi tre o quattro mesi di allattamento, sarebbe associata a un rischio inferiore del 31% di allergie alle uova. Passando ai numeri, ogni 1.000 bambini vi è una riduzione di 31 casi di potenziali soggetti allergici alle uova.

Il dottor Boyle ha ipotizzato la possibilità che l’assunzione di questi integratori modifichi la composizione del latte materno e lo sviluppo del sistema immunitario e della pelle del neonato. Inoltre, sempre il Il dottor Boyle che i probiotici aggiunti alla dieta infantile non sono in grado di proteggere i bambini dallo sviluppo di eczema.

Sebbene la ricerca presenti delle limitazioni dovute alle differenze nella valutazione delle diete delle madri e l’uso degli integratori oltre che alla diagnosi nei bambini, ma questi risultati aggiungono prove all’ipotesi che il regime alimentare influenza lo sviluppo di malattie allergiche e autoimmuni.

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Troppi chili nei primi 4 mesi: possibili neonati in sovrappeso

Una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics ha evidenziato come le future mamme che prendono più peso nei primi mesi di gravidanza hanno maggiori possibilità di partorire bimbi di dimensioni più grandi, invece dopo la 18esima settimana l’aumento del peso materno non influenzerebbe più il peso del bambino.

Il dottor Ravi Retnakaran, dell’ospedale Mount Sinai di Toronto nell’Ontario, ha coordinato la ricerca e ha dichiarato che sebbene ci sia sempre stata grande attenzione all’aumento di peso materno durante la gravidanza, in passato non era noto se il periodo gestazionale in cui la donna prendeva peso fosse rilevante. Per i ricercatori resta comunque difficile da analizzare la tempistica, perché solitamente i medici si basano sul peso prima della gravidanza comunicato dalle donne, ciò comporta che i dati potrebbero non essere completamente corretti.

Per la ricerca, Retnakaran e il suo team hanno coinvolto 1.164 donne appena sposate residenti nella regione cinese di Liuyang. Prima della gravidanza hanno misurato correttamente il peso delle partecipanti e poi ad intervalli regolari durante tutta la gravidanza. Il peso del campione è stato registrato mediamente 20 settimane prima della gravidanza.

L’aumento di peso della madre registrato una prima volta a meno di 14 settimane di gestazione e poi una seconda volta dalla 14esima alla 18esima settimana è stato comparato col peso del bambino alla nascita.

È risultato che in media per ogni chilo preso durante il primo periodo di riferimento, il peso del bambino alla nascita è aumentato di 13,6 grammi;

mentre per i chili in più che la madre ha preso nel secondo periodo di riferimento, il peso del bimbo alla nascita è aumentato di 26,1 grammi.

Invece l’aumento di peso nelle settimane seguenti della gravidanza non avrebbe avuto alcun effetto sulle dimensioni del neonato alla nascita.

Retnakaran ha spiegato che all’inizio della gravidanza un forte aumento di peso può portare il feto ad assumere un eccesso di “combustibili materni”, fra cui il glucosio e gli amminoacidi che influenzano la crescita e aumentano il rischio di problemi metabolici. In una donna in gravidanza avanzata che ha preso troppi chili, i tentativi di farle perdere peso con una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica allo scopo di ridurre il rischio di partorire un neonato sovrappeso non hanno funzionato e i risultati dello studio evidenziano che questo dipende dal fatto che dieta e movimento vanno introdotti subito all’inizio della gestazione.

Pertanto è fondamentale ottimizzare la salute materna già durante le prime settimane di gravidanza.

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Omega-3 per ridurre rischio di parto prematuro

Inserire nella dieta delle donne in gravidanza la giusta dose di grassi omega-3 potrebbe ridurre il rischio di avere un parto prematuro. Questa affermazione è la conclusione di uno studio condotto dall’Istituto di Ricerca Medica e sulla Salute di Adelaide che ha valutato i risultati combinati di 70 sperimentazioni che hanno coinvolto circa 30 mila donne in tutto il mondo.

Cosa sono gli omega-3? Sono acidi grassi essenziali polinsaturi naturali. Si definiscono essenziali perché non siamo in grado di produrli, ma dobbiamo assumerli attraverso i cibi che li contengono.

Quale funzione svolgono? Contribuiscono al miglioramento della fluidità del sangue e a ridurre i depositi di colesterolo e trigliceridi sulle pareti delle arterie, prevenendo le malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

In quali alimenti si trovano? Si trovano in molti cibi gustosi, quindi la loro assunzione non è un sacrificio. Ne è ricco il pesce, soprattutto il salmone. L’importante è la cottura, che deve essere fatta al vapore, alla piastra o al forno; la frittura invece eliminerebbe gli effetti benefici degli omega-3. Li troviamo anche nell’olio di pesce, nei crostacei, nelle noci, nelle mandorle, in vari tipi di semi e di oli vegetali. Per quanto riguarda le verdure, ne sono ricchi la lattuga, gli spinaci, i cavoli e i broccoli. Anche i legumi come ceci, fagioli, piselli, lenticchie e soprattutto la soia sono ottimi fornitori di omega-3.

Tornando alla ricerca svolta dall’Università di Adelaide in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico e Femminile, le conclusioni dello studio hanno evidenziato che i supplementi di omega-3 possono ridurre dell’11% il rischio di nascite prima di 37 settimane e del 42% di nascite prima di 34 settimane.

La dottoressa Maria Makrides, vice direttore dell’Istituto, ha scritto sul sito dell’Università che quello ottenuto è un risultato molto promettente perché mette in luce come i supplementi di omega-3 possono essere un intervento semplice e di basso costo per prevenire parti prematuri, che avrebbero implicazioni serie sulla salute del neonato. Infatti, ha spiegato La Makrides ha infatti spiegato che le complicazioni seguenti alle nascite premature sono considerate la causa primaria dei decessi dei bambini al di sotto dei cinque anni. I nati prematuri sono da considerarsi a più alto rischio di malattie croniche dei sistemi respiratorio, immunitario e digestivo e sono inoltre più soggetti a problemi di linguaggio, apprendimento, abilità sociali e comportamento.

Gli autori della ricerca raccomandano alle donne in gravidanza che aspettano un solo bambino di assumere una dose giornaliera di supplementi omega-3 dalla 12esima settimana di gravidanza. Il supplemento dovrebbe contenere tra 500 e 100 milligrammi di omega-3, con almeno 500 milligrammi dell’omega-3 chiamato DHA sempre e solo dietro la guida del proprio medico

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Mangiare pesce fa bene a vista e cervello del bambino

Assumere pesce in gravidanza porta dei benefici al bambino ed è consigliato perché i suoi nutrienti sono indispensabili per l’organismo.

Una ricerca dell’Università e dell’Ospedale universitario di Turku in Finlandia, pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Research, ha evidenziato che mangiare pesce durante tutti i nove mesi di gestazione porta dei grandi benefici al feto, soprattutto al cervello e alla vista.

Questo avviene grazie agli acidi grassi polinsaturi a catena lunga che diventano disponibili durante il periodo di massima crescita cerebrale. Sono proprio questi acidi che contribuiscono alla formazione delle sinapsi, fondamentali per trasportare i messaggi tra neuroni.

Lo studio è stato condotto con l’ausilio di 56 future mamme a cui è stato chiesto di tenere quotidianamente un diario alimentare in cui annotare dettagliatamente i cibi che assumevano durante tutto il periodo di gravidanza.

La dottoressa Kirsi Laitinen, ricercatrice dell’Università di Turku, ha spiegato che i risultati dello studio hanno rilevato che il consumo frequente di pesce delle donne in gravidanza è benefico per lo sviluppo del nascituro oltre che per gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga all’interno del pesce, anche grazie ad altre sostanze come la vitamina D ed E.

I risultati migliori sono stati individuati tra le mamme che mangiavano pesce tre o più volte alla settimana.

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L’importanza dello iodio in gravidanza

L’assunzione di iodio nelle dosi corrette quando si è presa la decisione di diventare mamme e poi durante la gravidanza non è da trascurare, ma sempre dietro la guida dal proprio medico.

La carenza di iodio potrebbe essere causa di gravi conseguenze sia per le future mamme che per i nascituri.

Cos’è lo iodio? È un micronutriente indispensabile per il funzionamento della tiroide e per la corretta crescita e il sano sviluppo del feto. Lo iodio viene assunto attraverso l’alimentazione. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda soprattutto alle donne in gravidanza di assumerne il giusto apporto, in particolare nelle prime fasi della gestazione, seguendo un regime alimentare che ne preveda un’adeguata integrazione.

La carenza di iodio può essere causa di diverse malattie, ad esempio può provocare deficit di sviluppo mentale con riduzione del quoziente intellettivo nei bambini, disturbi di crescita, ipotiroidismo, infertilità, aborto spontaneo, ipertensione gravidica, distacco placentare e parto pretermine.

Affinché la tiroide di una persona in età adulta funzioni regolarmente è necessario assumere quotidianamente 150 microgrammi di iodio attraverso una dieta che contenga crostacei, pesci e, in misura minore, latte, latticini e uova. Ad esempio, per essere sicuri d assumerei i150 mcg di iodio al giorno si può bere quotidianamente una tazza di latte e usare il sale fino iodato come condimento per gli alimenti e mangiare pesce 2 o 3 volte a settimana mangiare pesce.

Invece, se facciamo riferimento ad una donna in gravidanza o in allattamento, la quantità di iodio necessaria aumenta di 100 mcg in più al giorno. Per raggiungere quindi i 250 mcg quotidiani l’uso di sale iodato per condire le pietanze è molto importante, altrimenti difficilmente si raggiungerebbe tale dose.

Considerando che durante la gestazione i rischi di deficit di iodio aumentano, è consigliabil é consigliabile prevenire le forme di ipotiroidismo con dei controlli quando si decide di programmare una gravidanza  incrementando la diagnosi precoce in modo da trattare immediatamente le carenze di iodio con integrazioni che portino la donna ad avere livelli nella norma in modo che possa avere un normale decorso fino al parto.

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