Gravidanza: vero o falso?

Le informazioni che circolano sul mondo delle donne in gravidanza sono molte, distorte e spesso creano confusione, per questo tre ginecologhe californiane hanno pubblicato una guida in cui hanno chiarito, su base scientifica e clinica in ostetricia, cosa è vero e cosa è falso.

È assolutamente FALSO che in gravidanza le future mamme devono mangiare per due. È sufficiente aggiungere un apporto calorico di 300 calorie nella propria dieta quotidiana per passare al feto tutto ciò di cui ha bisogno a livello nutrizionale. Infatti è FALSO pensare che un bambino più grande nella pancia della mamma sia più sano, potrebbe invece essere soggetto a diabete e/o a obesità. È VERO che l’alimentazione deve essere sana ed equilibrata ed è meglio evitare alimenti conteneti zuccheri aggiunti, alcol e troppo ricchi di sale. È FALSO che la birra aiuta la neomamma ad avere più latte, come è VERO che il salmone fa molto bene sia alla futura mamma che al nascituro perché è ricco di omega-3.  Un grande FALSO consiste nell’evitare l’attività sessuale durante la gravidanza perché potrebbe nuocere al nascituro. Anzi, i ginecologi invitano la coppia a dare attenzione ai momenti di intimità per il benessere della donna e della coppia stessa.Per quanto riguarda il feto, è FALSO che il sesso del bambino si possa capire dalla posizione dell’utero, dalla forma della pancia della mamma o dalla linea che si forma sotto l’ombelico. È altrettanto FALSO il concetto che l’aver assunto la pillola contraccettiva sia causa di difetti congeniti o di infertilità nel nascituroVERO che la donna in gravidanza deve evitare sia il caldo eccessivo sia i bagni troppo caldi, come pure le saune e le vasche idromassaggio.

È FALSO il messaggio di non prendere l’aereo nel primo e nell’ultimo trimestre di gravidanza, poiché stare in una cabina pressurizzata non è rischioso per il bambino. Invece è VERO che spesso le compagnie aeree non accettano a bordo le donne al termine della gestazione perché il viaggio sarebbe a rischio di deviazione di rotta per atterraggio di emergenza in caso di anticipo del parto.

È FALSO il detto che non bisogna accarezzare gli animali in gravidanza perché potrebbe essere pericoloso, soprattutto i gatti. È VERO che bisogna stare molto attente a non toccare gli escrementi dei gatti per il non incorrere nella toxoplasmosi se non si è immuni. È FALSO che camminare velocizza il parto, ma è VERO che farlo durante la gravidanza è salutare. È FALSO pensare che quando si rompono le acque il parto arriverà subito dopo, la maggior parte delle donne inizia il travaglio nell’arco delle 24 ore successive, quindi hanno il tempo di prepararsi per il lieto evento e di raggiungere comodamente l’ospedale che hanno scelto per la nascita del loro bambino.

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Come affrontare le feste in gravidanza

Il periodo delle feste per le future mamme è molto speciale, è da vivere pienamente, con gioia e serenità, circondate dall’affetto dei propri cari e da un pancione meraviglioso. Durante le festivitá si è portati a  svolgere molte attività piacevoli come lo shopping oppure vedersi con gli amici, ma non bisogna strafare.

Dedicarsi alla ricerca di regali speciali può essere molto divertente e camminare fa bene, ma senza esagerare e concedendosi delle pause di riposo per non affaticarsi troppo. Una futura mamma come prima cosa deve sempre salvaguardare la propria salute, quindi non deve raffreddarsi e avere gambe gonfie per un giro di shopping oppure mal di schiena per aver portato troppi pesi. Ricordatevi di tenere sempre con voi dell’acqua e uno snack salutare che vi dia una sana carica nel momento di calo di energia.

Cene e visite a parenti e amici devono essere degli ottimi momenti di distrazione e bisogna approfittarne perché quando arriverà il piccolo per un po’ spariranno. Ricordatevi però che in gravidanza ci si stanca più facilmente e una festa non deve diventare una tortura, quindi per non continuare a guardare l’orologio aspettando l’ora di tornare a casa per riposare, fatelo prima di uscire, un bel riposino pomeridiano e/o un buon massaggio vi aiuteranno ad affrontare la serata in piena forma.

È molto difficile rinunciare a tutti i piatti prelibati tipici delle feste, sia che facciano parte della tradizione familiare sia che siano piatti gourmet cucinati da bravi chef. L’importante è ricordarsi di mantenere un’alimentazione sana e bilanciata, se il pranzo è stato troppo sostanzioso, a cena si gusterà un leggero passato di verdura e viceversa.

Ci sono cibi e pietanze che si trovano spesso sulle tavole imbandite delle festività di fine anno che, per quanto golosi possano essere, devono assolutamente essere vietati in gravidanza, ad esempio evitare i salumi crudi, la carne cruda e poco cotta, le uova crude che si trovano nella maionese e nelle creme al mascarpone perché potrebbero mettere la mamma a rischio di salmonellosi. Niente spumante e altre bibite alcoliche, per brindare potrete assaporare degli ottimi cocktail analcolici, meglio ancora se preparati con frutta e/o verdura spremuta e senza zuccheri aggiunti.

Il dolce sarà invece una gentile concessione di questo periodo, ma un assaggio senza esagerare.

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Più probiotici e olio di pesce in gravidanza: meno eczema e allergie alle uova nei bambini

Le ricerche sono state condotte dal dottor Robert Boyle e dai suoi colleghi dell’Imperial College di Londra e pubblicate su PLoS Medicine.

Dai recenti studi è emerso che l’assunzione di probiotici da parte delle mamme nei mesi di gravidanza e poi nel periodo di allattamento abbassa al di sotto del 22% la possibilità che i loro figli sviluppino eczema rispetto alle donne incinte che in quei periodi non prendono integratori. Passando ai numeri, ogni 1.000 bimbi si sono registrati 44 casi di eczema. I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti da oltre 400 studi che nel loro complesso hanno esaminato un milione e mezzo di persone. Delle ricerche considerate, 28 erano trial clinici riguardanti l’uso di probiotici in gravidanza da parte di seimila donne. La maggior parte degli studi si sono focalizzati sul Lactobacillus, presente nello yogurt e in altri alimenti fermentati. Nessuna rilevanza invece l’assunzione in gravidanza di cibi allergenici come noci, latticini e uova in gravidanza sul rischio di eczema.

L’olio di pesce è un integratore risultato utile per una riduzione del rischio di allergie alle uova nei bambini. Boyle e i suoi colleghi hanno esaminato 19 studi sull’olio di pesce assunto in gravidanza su un campione totale di quindicimila donne. Dai dati è emerso che l’assunzione di integratori a base di olio di pesce, contenenti acidi grassi omega-3 durante tutta la seconda metà della gravidanza e per i primi tre o quattro mesi di allattamento, sarebbe associata a un rischio inferiore del 31% di allergie alle uova. Passando ai numeri, ogni 1.000 bambini vi è una riduzione di 31 casi di potenziali soggetti allergici alle uova.

Il dottor Boyle ha ipotizzato la possibilità che l’assunzione di questi integratori modifichi la composizione del latte materno e lo sviluppo del sistema immunitario e della pelle del neonato. Inoltre, sempre il Il dottor Boyle che i probiotici aggiunti alla dieta infantile non sono in grado di proteggere i bambini dallo sviluppo di eczema.

Sebbene la ricerca presenti delle limitazioni dovute alle differenze nella valutazione delle diete delle madri e l’uso degli integratori oltre che alla diagnosi nei bambini, ma questi risultati aggiungono prove all’ipotesi che il regime alimentare influenza lo sviluppo di malattie allergiche e autoimmuni.

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Troppi chili nei primi 4 mesi: possibili neonati in sovrappeso

Una ricerca pubblicata su JAMA Pediatrics ha evidenziato come le future mamme che prendono più peso nei primi mesi di gravidanza hanno maggiori possibilità di partorire bimbi di dimensioni più grandi, invece dopo la 18esima settimana l’aumento del peso materno non influenzerebbe più il peso del bambino.

Il dottor Ravi Retnakaran, dell’ospedale Mount Sinai di Toronto nell’Ontario, ha coordinato la ricerca e ha dichiarato che sebbene ci sia sempre stata grande attenzione all’aumento di peso materno durante la gravidanza, in passato non era noto se il periodo gestazionale in cui la donna prendeva peso fosse rilevante. Per i ricercatori resta comunque difficile da analizzare la tempistica, perché solitamente i medici si basano sul peso prima della gravidanza comunicato dalle donne, ciò comporta che i dati potrebbero non essere completamente corretti.

Per la ricerca, Retnakaran e il suo team hanno coinvolto 1.164 donne appena sposate residenti nella regione cinese di Liuyang. Prima della gravidanza hanno misurato correttamente il peso delle partecipanti e poi ad intervalli regolari durante tutta la gravidanza. Il peso del campione è stato registrato mediamente 20 settimane prima della gravidanza.

L’aumento di peso della madre registrato una prima volta a meno di 14 settimane di gestazione e poi una seconda volta dalla 14esima alla 18esima settimana è stato comparato col peso del bambino alla nascita.

È risultato che in media per ogni chilo preso durante il primo periodo di riferimento, il peso del bambino alla nascita è aumentato di 13,6 grammi;

mentre per i chili in più che la madre ha preso nel secondo periodo di riferimento, il peso del bimbo alla nascita è aumentato di 26,1 grammi.

Invece l’aumento di peso nelle settimane seguenti della gravidanza non avrebbe avuto alcun effetto sulle dimensioni del neonato alla nascita.

Retnakaran ha spiegato che all’inizio della gravidanza un forte aumento di peso può portare il feto ad assumere un eccesso di “combustibili materni”, fra cui il glucosio e gli amminoacidi che influenzano la crescita e aumentano il rischio di problemi metabolici. In una donna in gravidanza avanzata che ha preso troppi chili, i tentativi di farle perdere peso con una corretta alimentazione e un’adeguata attività fisica allo scopo di ridurre il rischio di partorire un neonato sovrappeso non hanno funzionato e i risultati dello studio evidenziano che questo dipende dal fatto che dieta e movimento vanno introdotti subito all’inizio della gestazione.

Pertanto è fondamentale ottimizzare la salute materna già durante le prime settimane di gravidanza.

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Omega-3 per ridurre rischio di parto prematuro

Inserire nella dieta delle donne in gravidanza la giusta dose di grassi omega-3 potrebbe ridurre il rischio di avere un parto prematuro. Questa affermazione è la conclusione di uno studio condotto dall’Istituto di Ricerca Medica e sulla Salute di Adelaide che ha valutato i risultati combinati di 70 sperimentazioni che hanno coinvolto circa 30 mila donne in tutto il mondo.

Cosa sono gli omega-3? Sono acidi grassi essenziali polinsaturi naturali. Si definiscono essenziali perché non siamo in grado di produrli, ma dobbiamo assumerli attraverso i cibi che li contengono.

Quale funzione svolgono? Contribuiscono al miglioramento della fluidità del sangue e a ridurre i depositi di colesterolo e trigliceridi sulle pareti delle arterie, prevenendo le malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

In quali alimenti si trovano? Si trovano in molti cibi gustosi, quindi la loro assunzione non è un sacrificio. Ne è ricco il pesce, soprattutto il salmone. L’importante è la cottura, che deve essere fatta al vapore, alla piastra o al forno; la frittura invece eliminerebbe gli effetti benefici degli omega-3. Li troviamo anche nell’olio di pesce, nei crostacei, nelle noci, nelle mandorle, in vari tipi di semi e di oli vegetali. Per quanto riguarda le verdure, ne sono ricchi la lattuga, gli spinaci, i cavoli e i broccoli. Anche i legumi come ceci, fagioli, piselli, lenticchie e soprattutto la soia sono ottimi fornitori di omega-3.

Tornando alla ricerca svolta dall’Università di Adelaide in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico e Femminile, le conclusioni dello studio hanno evidenziato che i supplementi di omega-3 possono ridurre dell’11% il rischio di nascite prima di 37 settimane e del 42% di nascite prima di 34 settimane.

La dottoressa Maria Makrides, vice direttore dell’Istituto, ha scritto sul sito dell’Università che quello ottenuto è un risultato molto promettente perché mette in luce come i supplementi di omega-3 possono essere un intervento semplice e di basso costo per prevenire parti prematuri, che avrebbero implicazioni serie sulla salute del neonato. Infatti, ha spiegato La Makrides ha infatti spiegato che le complicazioni seguenti alle nascite premature sono considerate la causa primaria dei decessi dei bambini al di sotto dei cinque anni. I nati prematuri sono da considerarsi a più alto rischio di malattie croniche dei sistemi respiratorio, immunitario e digestivo e sono inoltre più soggetti a problemi di linguaggio, apprendimento, abilità sociali e comportamento.

Gli autori della ricerca raccomandano alle donne in gravidanza che aspettano un solo bambino di assumere una dose giornaliera di supplementi omega-3 dalla 12esima settimana di gravidanza. Il supplemento dovrebbe contenere tra 500 e 100 milligrammi di omega-3, con almeno 500 milligrammi dell’omega-3 chiamato DHA sempre e solo dietro la guida del proprio medico

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Mangiare pesce fa bene a vista e cervello del bambino

Assumere pesce in gravidanza porta dei benefici al bambino ed è consigliato perché i suoi nutrienti sono indispensabili per l’organismo.

Una ricerca dell’Università e dell’Ospedale universitario di Turku in Finlandia, pubblicata sulla rivista scientifica Pediatric Research, ha evidenziato che mangiare pesce durante tutti i nove mesi di gestazione porta dei grandi benefici al feto, soprattutto al cervello e alla vista.

Questo avviene grazie agli acidi grassi polinsaturi a catena lunga che diventano disponibili durante il periodo di massima crescita cerebrale. Sono proprio questi acidi che contribuiscono alla formazione delle sinapsi, fondamentali per trasportare i messaggi tra neuroni.

Lo studio è stato condotto con l’ausilio di 56 future mamme a cui è stato chiesto di tenere quotidianamente un diario alimentare in cui annotare dettagliatamente i cibi che assumevano durante tutto il periodo di gravidanza.

La dottoressa Kirsi Laitinen, ricercatrice dell’Università di Turku, ha spiegato che i risultati dello studio hanno rilevato che il consumo frequente di pesce delle donne in gravidanza è benefico per lo sviluppo del nascituro oltre che per gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga all’interno del pesce, anche grazie ad altre sostanze come la vitamina D ed E.

I risultati migliori sono stati individuati tra le mamme che mangiavano pesce tre o più volte alla settimana.

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L’importanza dello iodio in gravidanza

L’assunzione di iodio nelle dosi corrette quando si è presa la decisione di diventare mamme e poi durante la gravidanza non è da trascurare, ma sempre dietro la guida dal proprio medico.

La carenza di iodio potrebbe essere causa di gravi conseguenze sia per le future mamme che per i nascituri.

Cos’è lo iodio? È un micronutriente indispensabile per il funzionamento della tiroide e per la corretta crescita e il sano sviluppo del feto. Lo iodio viene assunto attraverso l’alimentazione. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda soprattutto alle donne in gravidanza di assumerne il giusto apporto, in particolare nelle prime fasi della gestazione, seguendo un regime alimentare che ne preveda un’adeguata integrazione.

La carenza di iodio può essere causa di diverse malattie, ad esempio può provocare deficit di sviluppo mentale con riduzione del quoziente intellettivo nei bambini, disturbi di crescita, ipotiroidismo, infertilità, aborto spontaneo, ipertensione gravidica, distacco placentare e parto pretermine.

Affinché la tiroide di una persona in età adulta funzioni regolarmente è necessario assumere quotidianamente 150 microgrammi di iodio attraverso una dieta che contenga crostacei, pesci e, in misura minore, latte, latticini e uova. Ad esempio, per essere sicuri d assumerei i150 mcg di iodio al giorno si può bere quotidianamente una tazza di latte e usare il sale fino iodato come condimento per gli alimenti e mangiare pesce 2 o 3 volte a settimana mangiare pesce.

Invece, se facciamo riferimento ad una donna in gravidanza o in allattamento, la quantità di iodio necessaria aumenta di 100 mcg in più al giorno. Per raggiungere quindi i 250 mcg quotidiani l’uso di sale iodato per condire le pietanze è molto importante, altrimenti difficilmente si raggiungerebbe tale dose.

Considerando che durante la gestazione i rischi di deficit di iodio aumentano, è consigliabil é consigliabile prevenire le forme di ipotiroidismo con dei controlli quando si decide di programmare una gravidanza  incrementando la diagnosi precoce in modo da trattare immediatamente le carenze di iodio con integrazioni che portino la donna ad avere livelli nella norma in modo che possa avere un normale decorso fino al parto.

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Glutine in gravidanza può favorire il diabete nel bambino?

Oggi capita che anche chi non è intollerante si chieda se sia meglio scegliere alimenti con glutine o senza glutine, se limitarne le dosi o se proseguire la dieta mantenendo invariate le proprie abitudini. In gravidanza una donna deve prestare ancora più attenzione all’alimentazione per sé e per il bimbo. Ormai è ben noto che la salute di entrambi e la prevenzione dell’insorgere di determinate patologie ha un forte legame con i tipi di cibi assunti nei nove mesi di gestazione: ricorrere ad alimenti sani in dosi adeguate è un ottimo regalo che una mamma può fare per lei e per il bambino.

Più una donna assume glutine nei mesi di gravidanza e maggiore è la possibilità che al bambino venga diagnosticato il diabete di tipo 1. Questo è il risultato di uno studio, pubblicato sul British Medical Journal, condotto dai ricercatori del Bartholin Instituttet del Rigshospitalet di Copenaghen con a capo Knud Josefsen.

Lo studio ha avuto una durata media di 15,6 anni ed è partito prendendo in considerazione 63.529 donne arruolate nel Danish National Birth Cohort tra il 1996 e il 2002, esaminando 67.565 gravidanze e analizzando insieme i dati 1996-2016 del Danish Registry of Chilhood and Adolescent Diabetes.

Le donne del campione, alla loro 25° settimana di gravidanza, hanno compilato un questionario sulla frequenza con cui assumevano sostanze che contenessero glutine ed è risultato che la quantità media di glutine assunta giornalmente era di 13 grammi.

Al termine dello studio si è evidenziato che in 247 bambini, che rappresentano lo 0,37%, è stato diagnosticato il diabete di tipo 1. La possibilità di ricevere questa diagnosi è stata proporzionale alla quantità di glutine assunto dalle mamme in gravidanza: il rapporto di rischio aggiustato è stato identificato con 1,31 per ogni aumento di 10 grammi di glutine.

Sulla base dei risultati emersi, il dottor Josefsen ha ipotizzato lo svolgimento di un secondo studio nel quale sarebbe eliminato il glutine dalla dieta delle gestanti a rischio e verrebbe poi valutato lo sviluppo o meno del diabete di tipo 1 nel nascituro.

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Integratori in gravidanza: perché e quando assumerli

L’assunzione di integratori durante la gravidanza è molto importante e viene prescritta dal medico per prevenire carenze materne che potrebbero far sorgere danni sia al bimbo che alla madre, ma è necessario evitare i sovradosaggi.

Nils Hovdenak e Kjell Haram, dell’Ospedale universitario Haukeland di Bergen in Norvegia, sono gli autori di una review sul tema da cui emerge un dato importante: nel 75% delle donne in gravidanza si diagnosticherebbe la carenza di almeno una vitamina se non seguissero una corretta profilassi con gli integratori.

La carenza di vitamina B6 può causare preeclampsia, diabete gestazionale, iperemesi gravidica e malattie neurologiche nel neonato.

La carenza di folati può generare malformazioni congenite (difetti del tubo neurale, schisi orofacciali, anomalie cardiache), anemia, aborto spontaneo, preeclampsia, Iugr e rottura della placenta. Si consiglia la loro integrazione da quando si decide di avere una gravidanza.

La carenza di vitamina B12 può creare una ridotta crescita del feto, la sua integrazione è raccomandata alle donne vegetariane e a quelle con un regime alimentare scarso di carne.

La vitamina A provoca un aumento di peso alla nascita, una condizione molto diffusa in Occidente. In questo caso i rischi più che da una sua carenza sono dovuti da un sovradosaggio che può produrre anomalie o malformazioni nella crescita dell’embrione. Si raccomanda di non superare 3.000 IU al giorno. Altri dati evidenziano che la supplementazione di vitamina C ridurrebbe il rischio di sviluppo di preeclampsia, a cui si andrebbe incontro con bassi livelli di questa vitamina.

Mentre per prevenire la preeclampsia non è necessario assumere vitamina E perché alterando lo stato gestazionale ossidativo fisiologico può essere pericolosa per la gravidanza.

La carenza di calcio può causare preeclampsia e ritardo della crescita uterina, ma l’integrazione ne riduce i rischi.

La mancanza di ferro ha conseguenze sul peso alla nascita e nell’infanzia potrebbe dare problemi cognitivi e comportamentali. Quando il deficit è dimostrato si raccomanda un’integrazione di ferro evitando però il sovrattrattamento.

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Acido Folico in Gravidanza

È risaputo che per le donne in gravidanza è indispensabile assumere acido folico, ma cos’è esattamente questa sostanza, a cosa serve e di quanta ne abbiamo bisogno?

L’acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B, meglio ancora sono conosciuti col nome di vitamina B9. Fanno parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, cioè quelle che non possono essere accumulate nel nostro organismo e devono essere assunte giornalmente attraverso l’alimentazione.

Folati e acido folico si differenziano perché mentre i primi si trovano naturalmente negli alimenti, il secondo è invece una molecola di sintesi presente negli integratori vitaminici e negli alimenti che sono stati arricchiti con questa vitamina.

Sono fondamentali per la sintesi delle proteine, del DNA e dell’RNA, per questo la loro assunzione nella dose corretta è indispensabile durante la formazione dell’embrione, che viene così protetto e aiutato nello sviluppo degli organi.

Sono molti e gravi i problemi che possono insorgere per la carenza di acido folico, come forme di anemia; malformazioni fetali, fra cui i difetti del tubo neurale di cui i più noti sono la spina bifida, l’anencefalia e l’encefalocele; difetti congeniti cardiovascolari; malformazioni delle labbra e del palato (labiopalatoschisi); difetti del tratto urinario; riduzione degli arti.

Il sistema di sorveglianza europeo delle anomalie congenite EUROCAT (European surveillance of congenital anomalies) ha evidenziato la presenza in media di 20 casi di malformazioni congenite ogni 1.000 nati.

Quindi è vero che una sana alimentazione ricca di frutta, verdura e legumi contenenti queste vitamine è un aiuto importante per la riduzione delle malformazioni congenite, ma da sola non basta: per coprire il fabbisogno quotidiano quando si cerca una gravidanza è indispensabile integrare la dieta con acido folico, sempre sotto la guida del proprio ginecologo.

Da numerosi studi è infatti stato dimostrato che la sua assunzione riduce il rischio di difetti del tubo neurale anche fino al 70%.

0,4 mg di acido folico al giorno diminuiscono il rischio di difetti congeniti. È però fondamentale che tale assunzione inizi almeno un mese prima del concepimento e continui per tutto il primo trimestre di gravidanza.

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