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Abbronzarsi in Gravidanza

Ormai siamo in piena estate, le giornate sono lunghe e calde e tutti abbiamo bisogno di un po’ di sole.  Sia, perché stimola la produzione di vitamina D che favorendo l’assorbimento di calcio, va a rafforzare le ossa, sia per il desiderio di ottenere una bella abbronzatura.

Tuttavia è importante sapere che esporsi in modo eccessivo al sole può risultare pericoloso anche e soprattutto durante la gravidanza. In gravidanza la pelle diventa più sensibile a causa dello stato ormonale tipico della dolce attesa.

L’esposizione eccessiva al sole ci mette a rischio di disidratazione, può provocare colpi di sole e surriscaldamento corporeo oltre a macchie sulla pelle. Il sole inoltre favorisce l’invecchiamento precoce della pelle e la comparsa di melanomi.

Ecco perché è necessario adottare alcuni accorgimenti soprattutto in gravidanza.

Prima di tutto bisogna applicare creme solari ad alta protezione  prima di ogni esposizione (gran parte delle creme solari sono adatte alla gravidanza) quindi coprirsi con abiti leggeri, per evitare il surriscaldamento corporeo.

Quando si sta al sole, sempre senza esagerare, è d’obbligo un cappello a tesa larga per proteggere il viso e le spalle dai raggi solari.

Durante la gravidanza è sempre meglio evitare di stare  troppo tempo seduti o sdraiati al sole, ed evitare le ore più calde.

Cercate di essere sempre ben idratate. Se siete in un luogo caldo, sforzatevi di bere molto e soprattutto acqua.

Non va trascurato che Il surriscaldamento corporeo è dannoso e pericoloso durante la gravidanza perché potrebbe comportare danni rilevanti al feto.

Infine è sempre meglio parlare con il proprio medico in merito  alle modalità e tempi di esposizione al sole.

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Cancro al seno: Possibili cure.

Le metodologie di azione per un cancro al seno variano in base al tipo di tumore e al suo stadio di avanzamento. Esistono alcune pratiche comuni cui si ricorre per combattere questo cancro:

Mastectomia parziale: rimozione del tumore, lasciando il seno intatto;

Mastectomia totale: rimozione chirurgica sia del tumore sia del tessuto connettivo;

Chemioterapia: utilizzo di farmaci antitumorali che interferiscono con la riproduzione cellulare;

Radiazioni: utilizzo dei raggi X per colpire direttamente il tumore;

Terapia Ormonale: utilizzata quando ormoni o geni influiscono nella crescita del tumore.

Come con ogni tipo di cancro, diagnosi e trattamento precoce sono fattori importanti nel determinare la guarigione possibile. Questo cancro è di solito curabile, se viene rilevato nei suoi primi stadi (secondo l’American Cancer Society il tasso di sopravvivenza dopo cinque anni per un cancro al seno preso tra le fasi 0-2 è superiore al 90%; per la fase 3 è superiore al 70%).

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Alimentazione e Gravidanza

Alimentazione e Gravidanza, quali sono i rischi maggiori?

In gravidanza i rischi maggiori legati all’alimentazione sono l’eccessivo aumento di peso, l’iperglicemia e l’aumento della pressione arteriosa: tutte situazioni facilmente gestibili se si attua una adeguata alimentazione

È vero che in base al proprio gruppo sanguigno si assorbono in modo differente le sostanze?

Assolutamente no. Non ci sono nella letteratura internazionale evidenze scientifiche, che mettano in risalto una simile relazione

Con quale cibo iniziare la giornata e con quale finire prima di andare a dormire?

A colazione qualcosa che ci dia energia (ognuno poi può scegliere gli alimenti in base al gusto!). se ci piace il dolce, la colazione è il momento della giornata in cui possiamo mangiarlo. Ottimo anche un pasto con yogurt e semi di lino + frutta fresca. La sera bisogna evitare cibi elaborati, ma ricercare prodotti leggeri e facilmente digeribili. La serata può essere terminata con qualche seme di chia, seme di lino e qualche noce + una tisana rilassante

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Come decidere tra villocentesi o amniocentesi?

Entrambi i test possono fornire indicazioni su eventuali anomalie genetiche o cromosomiche del feto.

La villocentesi può essere eseguita prima, ma d’altra parte si potrebbe voler aspettare i risultati di rilevamenti compiuti nel secondo trimestre della gravidanza.

Se si decide di aspettare, l’amniocentesi rimane l’unica opzione percorribile.

La villocentesi ha un rischio di aborto spontaneo leggermente maggiore dell’amniocentesi.

In ogni caso, prima di prendere una decisione si consiglia di parlare in modo approfondito sia con il proprio medico che con il proprio partner.

Utile potrebbe essere anche considerare la disponibilità di test di screening del DNA fetale non invasivi e sicuri per mamma e bambino, sempre dietro la guida del proprio medico.

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Alimentazione

Tisane si o no?  tisane, sì, con moderazione. A volte le tisane hanno principi simili ai farmaci e quindi vanno sempre gestite con cautela. Tisane a base di camomilla, timo, salvia, finocchio sono ottimi aiuti.

Quanta acqua bisogna bere al giorno? La formula è molto precisa: almeno 1 ml di acqua per ogni caloria consumata durante la giornata. Quindi una donna che, mediamente, consuma 1800 KCal al giorno deve bere almeno un litro e 800 di acqua.

Esercizio subito dopo aver mangiato si o no? Meglio di no. Conviene aspettare che sia terminata la fase digestiva. Se noi facciamo subito attività fisica, il sangue deve essere reso disponibile per i muscoli e quindi viene leggermente sequestrato dall’apparato digerente che quindi fa più fatica a digerire il cibo.

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Medicina: Finalmente una diagnosi prenatale non rischiosa e accurata

L’età media delle donne che decidono di affrontare una gravidanza è in netto aumento. E’ chiaro che occorre fare i conti con l’età biologica, perché l’aumento dell’età eleva il rischio di sviluppare possibili anomalie nel numero di cromosomi. BioRep, la società del Gruppo Sapio che opera a livello internazionale nel campo delle biotecnologie all’interno del Parco Tecnologico del San Raffaele, ha sviluppato Nativa, il test prenatale di ultima generazione, certificato CE-IVD, nato proprio per individuare alcune anomalie cromosomiche del feto, attraverso un sistema di screening.

Fabio Mauro, Corresponsabile Centro Salute Feto, Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia all’Ospedale San Raffaele di Milano, spiega l’importanza di avere un test non invasivo, per la diagnosi prenatale. “Finora si è parlato di amniocentesi o villocentesi, due esami clinici che seppur invasivi costituiscono il riferimento per la diagnosi in caso di test di screening positivo”. Quali sono le anomalie cromosomiche che si possono rilevare con Nativa? “Si analizzano le trisomie dei cromosomi 21, 13 e 18 – corrispondenti alla Sindrome di Down, di Patau e di Edwards – e le anomalie numeriche dei cromosomi sessuali che individuano altre 4 sindromi – Turner, Klinefelter, trisomia del cromosoma X e Jascobs.

Fino a qualche tempo fa, i test disponibili mettevano in evidenza la presenza di una serie di marcatori ecografici, come ad esempio lo spessore della plica nucale, indicando così una possibile anomalia cromosomica. Ma una diagnosi senza materiale biologico, non è mai certa”.  Non tutti sanno che nel sangue della donna incinta è presente il DNA fetale, che origina da tessuti placentari. Nativa, dopo aver discriminato il DNA fetale da quello materno, è in grado di diagnosticare eventuali anomalie con una accuratezza del 99,9%, quindi molto vicina ai valori di precisione dell’esame diagnostico, ma senza il rischio di aborto correlato.

“Proprio qui sta la grande differenza con gli altri tipi di screening del primo trimestre: si studia il DNA del bambino e si rileva l’eventuale difetto cromosomico”. Nativa, inoltre, grazie alla semplicità di esecuzione e alla non invasività può essere eseguito anche in caso di gravidanze gemellari e gravidanze concepite per ovodonazione ed è consigliato a tutte le donne in attesa, in particolare alle over 35. E in caso di test positivo? “Seguiamo le nostre pazienti e ce ne prendiamo cura offrendo loro anche assistenza dal punto di vista psicologico.

Capita spesso che arrivino donne incinte con un pezzo di carta in mano e una diagnosi terribile. Noi, al San Raffaele, siamo strutturati per seguire l’itinerario di una gravidanza, a partire dalla diagnosi prenatale”.

(fonte: Salute360 il benessere a portata di post)

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Gravidanza ed Alimentazione

Seguono una serie di domande pervenute da voi, relative all’alimentazione in gravidanza, alle quali abbiamo voluto dedicare il seguente post. Queste indicazioni hanno una funzione di carattere generale.

Quanto devo mangiare al giorno e quante volte?

 meglio fare colazione, pranzo, cena e 2 spuntini tra i pasti: in questo modo viene più equamente distribuito il carico energetico durante la giornata e si evitano cali ipoglicemici.

Quali bevande sono consigliate e quali no?

Acqua, acqua, acqua. È fondamentale e insostituibile. Evitare i succhi di frutta, anche quelli senza zuccheri aggiunti! Un bicchiere di succo di frutta non è minimamente paragonabile alla frutta fresca. Considerate anche che 4 bicchieri di succo di frutta senza zuccheri aggiunti ha le stesse calorie di un piatto di pasta… quindi direi che sono inutili. Stesso discorso per bevande tipo coca cola o altri soft drinks. Moltissima moderazione con alcool, tè, caffè. Meglio orzo, caffe’ decaffeinato, tè deteinato, tisane. L’acqua gassata può essere consumata con moderazione, ma attenzione: provoca maggiore distensione gastrica e aumenta l’acidità dello stomaco quindi non sempre è indicata.

Zuccheri grassi proteine e sali minerali in che percentuali vanno assunte? 

In una dieta bilanciata i carboidrati devono rappresentare tra il 50 e il 60% delle calorie totali della giornata. Devono essere soprattutto carboidrati dati da amidacei e zuccheri complessi (meglio se integrali e a basso indice glicemico); solo il 10% dell’apporto calorico totale può essere dedicato a qualcosa di dolce! Le proteine devono essere intorno al 15-20% e devono essere equamente distribuite tra proteine animali e vegetali; i grassi devono quindi rappresentare il 25-30% dell’apporto calorico totale, con particolare predilezione per i grassi polinsaturi e monoinsaturi. Tra i Sali minerali, l’attenzione va soprattutto posta nei confronti del sale: attenzione a non eccedere.

Frutta e verdura quanta e quale?

l’ideale sono 5 porzioni tra frutta e verdura al giorno distribuite durante la giornata. I tipi dipendono dalla stagionalità e dalla tollerabilità delle persone, ma non ci sono particolari controindicazioni. Un consiglio: mangiate il più possibile colorato! Frutta e verdura hanno i colori in base al contenuto di antiossidanti: dobbiamo utilizzare giallo, verde, bianco, viola, rosso, arancione ruotando sempre tutti i colori!

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Quali sono le migliori combinazioni di cibi per assimilare tutte le sostanze?

Una combinazione che va evitata è il latte con i cereali integrali. L’acido fitico presente nei cereali integrali si lega al calcio del latte (formando fitati di calcio) e ne inibisce l’assorbimento a livello intestinale.

Un alimento che non deve mai mancare è l’olio di oliva perché (come tutti i grassi) favorisce l’assorbimento della vitamina D contenuta nei cibi. Altra combinazione da suggerire è quella di prodotti contenenti ferro (carne, bietole, cavoli, legumi) con alimenti contenenti vitamina C (peperoni, agrumi, kiwi, pomodori), in quanto la vitamina C potenzia l’assorbimento del ferro.

Un’ottima combinazione è una piccola manciata di arachidi con una piccola fetta di pane integrale, in quanto in questa combinazione si trovano tutti gli aminoacidi che servono all’organismo, senza, tra l’altro, assumere proteine animali, che sono di più difficile digeribilità.

Altra combinazione molto importante è tra frutta secca, tipo noci, e mirtilli, in quanto la vitamina E contenuta  nella frutta secca, potenzia l’effetto del resveratrolo contenuto nei mirtilli (quindi viene potenziato enormemente l’effetto antiossidante). Ottima anche la combinazione tra pesce e cavolo: il sulforafano, contenuto nel cavolo, potenzia l’effetto del selenio, contenuto nel pesce.

Evitare invece le associazioni: latte + cacao (gli ossalati contenuti nel cacao non favoriscono la precipitazione del calcio in cristalli di ossalato a livello del rene); caffè con latte (solo per chi ha problemi digestivi, attenzione: caffè e latte insieme formano il tannato di albumina, che è più difficile da digerire). Per finire: meglio non consumare 2 tipi di proteine animali insieme: rallenta molto la digestione.

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Cancro al Seno

Cancro al seno: i segnali di pericolo

Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cancro al seno è il tumore più comune tra le donne. Una diagnosi precoce è il passo più importante per combattere questo male. Per questo, è necessario imparare a riconoscere ogni possibile segnale di pericolo (dolori o anomalie al seno) e ricorrere periodicamente a esami mammografici e a test di screening.

Dolore al seno: quando preoccuparsi?

Un forte dolore unito a sensazioni di tenerezza al seno possono essere segnali significativi. È importante però non farsi prendere dal panico, ma ricorrere subito a visite specialistiche: un intervento tempestivo può trasformare radicalmente il decorso della malattia.

Il dolore al seno, comunque, solo raramente rappresenta il primo sintomo di una neoplasia. Esistono, infatti, molti altri fattori che possono causare un dolore alla mammella, tra i quali:

  • scompensi ormonali causati dal ciclo mestruale
  • effetti della pillola anticoncezionale
  • effetti di alcuni trattamenti per la sterilità
  • cisti al seno
  • particolari tipi di reggiseno
  • stress

Per questa ragione, è sempre bene affidarsi a uno specialista, o semplicemente in un primo momento al medico di fiducia, che potrò valutare l’origine del dolore.

Noduli al seno: un disturbo comune

Anche la presenza di un nodulo al seno è in genere associato con la comparsa di un tumore, ma il più delle volte non è così. Si stima che quasi il 90% dei noduli al seno siano, in realtà, benigni.

Ecco le cause più comuni della loro formazione:

  • cambiamenti ormonali in età adolescenziale
  • accumulo di tessuto adiposo danneggiato
  • infezioni al seno
  • malattie fibrocistiche del seno
  • fibroadenoma (tumore benigno)

Cancro al seno: i sintomi da considerare

Anche se la maggior parte dei noduli al seno è causata da condizioni non gravi, una nuova formazione di grumi, anche indolore, è il sintomo più comune di cancro alla mammella.

Ecco quali sono i primi segni di cancro al seno che è bene non trascurare:

  • cambiamenti nella forma del capezzolo
  • dolore al seno persistente, anche dopo il ciclo mestruale
  • nuove formazioni adipose che non scompaiono
  • mutazioni di colorazione del capezzolo
  • arrossamento, gonfiore, irritazione, prurito, eruzioni cutanee o sul seno o sul capezzolo
  • gonfiore o presenza di un nodulo intorno alla clavicola o sotto il braccio

Più avanti nel tempo, ulteriori sintomi sono:

  • ritrazione verso l’interno del capezzolo
  • allargamento o deformazione della superficie di un seno
  • ingrossamento di un grumo già esistente
  • dolori vaginali
  • improvvisa perdita di peso
  • ingrossamento dei linfonodi sotto l’ascella
  • vene visibili sul petto
  • secrezioni dal capezzolo

Avere uno o più di questi sintomi non significa necessariamente soffrire di cancro al seno. Tuttavia, è consigliabile rivolgersi a un medico specialista per un’attenta valutazione.

Controlli al seno: quali esami vanno fatti?

Ecco quali sono i test più comuni compiuti per verificare la salute del seno:

  • esame fisico, per verificare la presenza di malformazioni al capezzolo o grumi sulla pelle;
  • anamnesi, perché spesso un tumore al seno è causato anche da fattori genetici;
  • mammografia, una radiografia del seno può aiutare a distinguere tra masse benigne e maligne;
  • ultrasuoni, per produrre un’ulteriore immagine del tessuto da esaminare;
  • MRI, la risonanza magnetica è un altro test non invasivo utile a esaminare il tessuto mammario;
  • biopsia, tramite la rimozione di una piccola parte di tessuto del seno.

Esami di screening preventivi

Prima ancora che compaiano i primi sintomi di un grave disturbo, come il tumore al seno, è bene chiedersi qual è il rischio a cui si è soggetti, valutando la storia della propria famiglia. La genetica, infatti, può davvero darci un aiuto e portarci a capire quali sono i pericoli a cui si potrebbe essere esposti.

Per questa ragione, sempre più specialisti consigliano alcuni tipi di screening preventivi, che consentono la rilevazione precoce e l’identificazione delle possibili mutazioni dei geni responsabili del tumore al seno, come il BRCA1 e il BRCA2.

Questi esami sono semplici e poco invasivi; prevedono il prelevamento di un campione di DNA, attraverso un tampone buccale, con i risultati disponibili quasi sempre in poche settimane.

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La gravidanza nelle diverse età

Non esiste un’età giusta per avere figli, ma l’età di una madre comporta vantaggi e svantaggi. Si può avere più energie da giovani, ma meno esperienza e risorse economiche. È possibile essere più mature e responsabile, ma meno sicure della salute del futuro figlio.  Analizziamo la questione più nel dettaglio.

Età 20-24

Il corpo

Sono gli anni più fertili ed è più facile rimanere incinta quando lo si desidera. L’ipertensione durante la gravidanza rappresenta soltanto un piccolo rischio.

L’emotività

Molto dipende da altri fattori della propria vita. Alcune donne vivono la gravidanza in giovane età con un sentimento di iniziale risentimento, forse perché inaspettata rispetto ad altri progetti più imminenti (studio, lavoro, matrimonio…). Anche il cambiamento fisico può essere vissuto molto negativamente.

I rischi per il bambino

Il tasso di aborto spontaneo in questi anni è il più basso in assoluto. Inoltre, visto che gli ovuli sono ancora giovani e sani, esistono poche probabilità che il bambino nasca con disturbi cromosomici.

Età 25-29

Il corpo

In questi anni si raggiuge la forma fisica ottimale, rendendo anche più semplice un ritorno al proprio peso-forma dopo il parto. Secondo alcuni studi, concepire a questa età può favorire una diminuzione del rischio di contrarre forme di cancro al seno e alle ovaie.

L’emotività

In questi anni è più facile che ci sia una maggiore stabilità sia a livello lavorativo sia a livello affettivo. Questo può sicuramente essere un importante aiuto nel gestire una gravidanza.

I rischi per il bambino

Il tasso di aborto spontaneo e i rischi di avere un figlio con disturbi cromosomici sono poco più alti rispetto alla fascia d’età precedente, ma comunque rimangono molto bassi.

Età 30-34

Il corpo

Il periodo di fertilità comincia a scendere dopo i 30 anni, ma questo cambiamento avviene molto gradualmente e non prima di 5/6 anni.

L’emotività

Molte donne si sentono emotivamente pronte ad avere una famiglia solo in questi anni e hanno anche l’energia e le risorse adatte a farlo. A volte, però, possono anche preoccuparsi maggiormente di come sarà il loro ritorno alla loro vita quotidiana (soprattutto lavorativa) dopo il parto.

I rischi per il bambino

Il tasso di aborto spontaneo e i rischi di avere un figlio con disturbi cromosomici aumentano, ma non arrivano ancora a toccare soglie preoccupanti.

Età 35-39

Il corpo

La fertilità continua a diminuire dopo i 35 anni perché gli ovuli diventano più difficili da fertilizzare.

Aumenta anche il rischio di soffrire di alta pressione sanguigna e ipertensione durante la gravidanza.

L’emotività

In questa età l’ansia della donna aumenta, preoccupata per la salute del figlio in arrivo. Questo porta a vivere il periodo della gravidanza in maniera non ottimale.

I rischi per il bambino

Aumentano le possibilità di nascite multiple, così come i rischi di un aborto spontaneo o di avere figli con disturbi cromosomici

Età 40-49

Il corpo

Essere in grado sostenere una gravidanza e concepire un figlio in questi anni è una conquista, nonché una prova della propria buona salute fisica. Ma le possibilità di rimanere incinta in un determinato mese scendono fino al 5% dopo i 40 anni. La maggior parte delle donne incinte in questa età, deve essere attentamente monitorata per verificare la salute cardiovascolare, eventuali sintomi di diabete e problemi renali. In questi anni, il senso di stanchezza aumenta e i cambiamenti ormonali pesano maggiormente.

L’emotività

Chi raggiunge i 40 anni ha ormai notevole esperienza e maturità per crescere un figlio.

È probabile che una donna sia anche più paziente, ma forse avrà anche maggiori preoccupazioni per la salute propria e del figlio durante la gravidanza. La maggior parte delle gravidanze anche sopra i 40 anni hanno buoni esiti: meglio ci si prende cura di sé, più probabile sarà il successo.

I rischi per il bambino

Circa un terzo delle gravidanze in donne di questa età termina con un aborto spontaneo. Anche i rischi per placenta previa e distacco della placenta aumentato.

Allo stesso modo, i figli di donne sopra i 40 anni hanno più probabilità di nascere sottopeso e di soffrire per anomalie cromosomiche. Dai 40 in poi, ogni anno queste percentuali aumentano.

Oltre 50

In genere la menopausa arriva a 51 anni. Tutte le gravidanze oltre i 50 anni richiedono una notevole assistenza (farmaci per la fertilità, integratori ormonali, ovuli di donatrici).

Le donne devono assumere progesterone e altri ormoni per mantenere la gravidanza, finché la placenta non inizia a produrli autonomamente. A questa età, c’è un alto tasso di complicanze sia per la madre (ipertensione, disturbi renali, problemi placentari) sia per il figlio (aborto spontaneo, malattie cromosomiche).

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